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Racconti in Asia

LA LA HOLY LAND

Israele e Palestina in solitaria

L’accoglienza ricevuta appena sbarcati in un posto nuovo spesso dà al viaggio quell'impronta insostituibile che avrà. All'aeroporto Ben Gurion i controlli in ingresso sono stati inaspettatamente veloci e appena sono uscita ho scambiato qualche battuta con un tassista che mi ha fatto morire dal ridere. E poi sul sherut per Gerusalemme c'era un logorroico passeggero che ha intrattenuto piacevolmente me e alcuni attempati turisti americani per tutto il viaggio. Sem lavora coi francescani, vive gran parte dell'anno a Città del Messico e parla correntemente ebraico, arabo, spagnolo, inglese e francese. Dopo che tutti gli altri sono scesi alla loro destinazione, l'autista ha aumentato il volume della musica araba e mi ha detto che gli ebrei guidano malissimo perché sono troppo prudenti e hanno paura di tutto. Infine sono scesa anch'io, molto colpita dallo spirito di fratellanza che ho percepito. 

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Cose turche

Istanbul-Cappadocia in solitaria

Per il mio primo viaggio extraeuropeo postpandemico ho scelto la Turchia, un Paese che amo, collegato da un comodo volo diretto da Bari, dove sono già stata più di una volta, sperimentando tra le altre cose la comodità dei suoi autobus e la squisita ospitalità dei suoi abitanti. Questo nonostante il fatto che una serie di persone di mia conoscenza non condivida, diciamo così, questa scelta – le stesse persone che quando sono stata ad esempio in Uzbekistan o in Vietnam (governate da regimi altrettanto, se non più autoritari) non hanno avuto niente da ridire. Questa volta la meta principale sarebbe stata la Cappadocia, ma avendo due settimane di tempo ci volevo arrivare lentamente, viaggiando via terra e facendo delle soste nella regione occidentale.

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UN VIAGGIO DA LECCARSI I BAFFI

Un altro Capodanno in India

Sarà capitato a tutti di provare la sensazione che il tempo, man mano che si invecchia, passi molto più in fretta. A quanto pare diverse ricerche hanno appurato che questa impressione dipenda strettamente dal tasso di cambiamenti di cui facciamo esperienza.
Da bambini tutto è nuovo e il fatto che continuamente sperimentiamo e impariamo rende il tempo così denso che ci sembra passare più lentamente, poi man mano prendiamo sempre più confidenza con le cose e diventano sempre meno le novità che ci capitano nella nostra vita quotidiana.
Tranne che in viaggio. Mentre si esplorano posti nuovi sono così tante le esperienze che il tempo diventa pienissimo e due giorni ti sembrano tipo un mese, e insomma questo è l'unico modo efficace che ho trovato per illudermi di fottere il tempo, quel bastardo.

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THE TERMINAL

Viaggio in Giappone

Quando sono arrivata all'aeroporto Narita di Tokyo ho preso il treno della Keisei Railway insieme ad Alfredo, un italiano che avevo conosciuto all'aeroporto di Istanbul e che vive a Tokyo da tre anni. Alfredo a un certo punto mi ha detto che quel gruppo che stava seduto in fondo al vagone erano cinesi perché i giapponesi non parlano mai a voce così alta.
Quando esci da un aeroporto giapponese, pensi di uscire da un aeroporto ma in realtà continui a restare imprigionato in un altro gigantesco aeroporto che si chiama Giappone.

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Canto notturno di una turista errante

Nei sempiterni calli dell'Uzbekistan e del Kirghizistan

Viaggio nel Turkestan, il cuore continentale dell’Asia, ancora in assestamento dopo quasi trent’anni di indipendenza dall’Unione Sovietica. 
Per l’Uzbekistan è un periodo di grandi cambiamenti, in cui uno dei regimi più autoritari del pianeta sta lentamente compiendo passi avanti verso un timidissimo riconoscimento dei diritti umani e la fine dell’isolamento internazionale. Dalle lande desolate dell’antica Corasmia alla fruttifera valle di Fergana, passando per le gemme della mitica via della seta, ha apparecchiato per le comitive di anziani turisti tavole imbandite con coreografici piatti di uva e albicocche, spettacolari madrase decorate e minareti ricoperti maioliche turchesi, chilometri di tessuti ricamati e seta, più o meno di pregio. 
Il Kirghizistan invece, terra di pastori nomadi e cavalli selvaggi, non aveva nessun monumento storico da dare in pasto ai restauratori sovietici e ancora oggi presenta al visitatore una facciata antropizzata fatta di orribili palazzi di cemento e vecchi simboli arrugginiti. Ma tanto la sparuta compagine di backpacker caucasici che lo visita è interessata soltanto al trekking nelle montagne mozzafiato, alle passeggiate a cavallo e all’ospitalità nelle yurte estive; della bruttezza del paese, della rozzezza del popolo e dei monotoni pasti se ne sbatte.

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Pide e tulipani

Primavera in Anatolia orientale

A furia di parlare di attentati, bombe, curdi, terroristi, derive autoritarie, tentati golpe, presunta islamizzazione, rifugiati siriani, a molti è passata la voglia di viaggiare in Turchia. E invece è un paese ricco di meraviglie naturali, con una storia affascinante e un popolo accogliente che conquista facilmente il cuore del visitatore.
Il nostro itinerario tocca tre destinazioni molto diverse tra loro, situate nella parte più orientale del paese: Trabzon, vivace città portuale sul mar Nero; Erzurum, roccaforte conservatrice con un passato selgiuchide e un presente di stazione sciistica; Mardin, una specie di Matera affacciata sulla sconfinata pianura mesopotamica del Kurdistan.

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MADE IN VIETNAM

Full immersion nell'Asia emergente

Benché la fissazione per i luoghi rimasti arcaici e arretrati pervada la fantasia dei viaggiatori, in molti Paesi del mondo tante cose sono profondamente mutate negli ultimi vent'anni e bisogna farsene una ragione. Se nel 1995 il Vietnam aveva un tasso di disoccupazione del 25%, oggi è sceso all'1,3%. Certo, in molte fabbriche le condizioni di lavoro sono inaccettabili e gli stipendi medi equivalgono addirittura a meno della metà di quelli cinesi, ma d'altra parte è proprio questo il motivo per cui tante multinazionali hanno spostato qui la produzione. Fatto sta che la percentuale di popolazione che vive sotto la soglia di povertà è scesa all'11% e in media i vietnamiti hanno un cellulare e mezzo a cranio.

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JALAN-JALAN PER LE STRADE DELL'INDONESIA

Giacarta, Sulawesi e Bali in solitaria

Due o tre anni fa sono andata in l'India con un'amica. Era la prima volta che viaggiavamo insieme e ben presto mi resi conto che avevamo uno stile diverso: lei aveva programmato un lungo elenco di attrazioni turistiche “da non perdere” e per ottimizzare i tempi (ma anche per pigrizia) preferiva raggiungere le varie mete con i mezzi piuttosto che a piedi. Una delle prime sere le imposi di non prendere il tuk-tuk per andare al ristorante dove avevamo deciso di cenare. Durante la passeggiata mi confessò che non le era mai capitato di essere invitata a cena da sconosciuti come era successo a me varie volte, ma le sarebbe piaciuto molto, e io le promisi che se lo avesse desiderato davvero sarebbe capitato con grande facilità. Il primo invito non si fece attendere: dopo soli cinque minuti di cammino attraverso viuzze sconnesse e scarsamente illuminate, due uomini nei pressi di un tempietto addobbato ci offrirono un piatto di riso, sorridendo. Declinammo la proposta perché ambivamo a qualcosa di meglio, ma eravamo sulla buona strada. Giunte al nostro indirizzo, ci fermammo a chiedere indicazioni in merito al fantomatico ristorante. In quel mentre notammo, sull'altro lato del viale, un enorme tendone bianco illuminato da plafoniere da stadio. Ci precipitammo a vedere di cosa si trattasse e in men che non si dica fummo invitate ad una festa di matrimonio. Ci trattarono come ospiti d'onore, assaggiammo delle pietanze deliziose, conoscemmo molti eleganti parenti. Insomma, fu una serata indimenticabile.
Noi turisti a volte tendiamo a considerare un viaggio come una raccolta di figurine, il cui obiettivo è completare la pagina, mettere una ics su ogni attrazione, mentre alcuni dei miei migliori ricordi sono incollati a luoghi incontrati per caso e non segnalati su una guida come “da non perdere” (tra l'altro, come si fa a perdere qualcosa se prima non l'hai trovato?). Il vero viaggio è quello che si fa tra un luogo imperdibile e l’altro ed è per questo che ho imparato a muovermi quanto più possibile a piedi o, come dicono in Indonesia, "jalan-jalan".

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KEBAB A COLAZIONE

Da Istanbul al Sud-Est della Turchia

Sono arrivata con imperdonabile ritardo al mio appuntamento con la Turchia, ma le giravo intorno già da un po'. Cinque anni fa non ero troppo lontana mentre in un minibus, a nord di Aleppo, l'autista mi diceva: «Vedi, lì dietro c'è la Turchia» e all'autoradio prendevamo le sue stazioni e ascoltavamo la sua musica. Poi, l'anno dopo, l’ho vista dal vivo; a dire il vero, ne ho visto solo una piccola parte, seppure quella più alta: sulla strada per Yerevan apparve la cima innevata del Monte Ararat e il mio casuale compagno di viaggio ci tenne a farmi sapere che − anche se attualmente la biblica montagna si trova in territorio turco − il lato ben visibile da lì, dall'Armenia, è quello più bello. E poi, ho sentito il suo odore e le sue note a Batumi, sulla spiaggia e nei bar affacciati sul Mar Nero, pure se mi trovavo in Georgia e, a separarmi da lei, c'erano ancora venti chilometri (che io non ho percorso). E infine l’ho pensata in Romania, quando, passeggiando lungo gli ultimi metri di uno dei rami del Danubio, sono giunta al punto in cui sfociava nel Mar Nero e ho pensato che di fronte c'era la Georgia, ma a destra, verso meridione, c'era la Turchia. Condividevamo, di nuovo, lo stesso mare.
Si può immaginare, adesso, l'emozione che provo sull'aereo diretto ad Istanbul.

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INDIA PER PRINCIPIANTI

Viaggio in Maharashtra, Karnataka e Goa

Una piccola guida per i principianti dell'India, destinati ad innamorarsene o a detestarla irrimediabilmente. Un'introduzione ad alcuni curiosi costumi indiani, ma anche alla conoscenza delle località più interessanti del Maharashtra, del Karnataka e del Goa.

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CHE CAUCASO, UN'ALTRA GUIDA DI VIAGGIO!

Tra la Georgia e l'Armenia

La Georgia e l'Armenia sono due piccoli Stati caucasici, simili ma allo stesso tempo diversissimi tra loro. Intraprendendo l'utile lettura di questa mini-guida, conoscerete le usanze dei relativi popoli e comprenderete come mai amano così tanto l'Italia. Imparerete tutti i segreti per spostarsi da un posto all'altro evitando gli armenti e per sopravvivere una settimana in Georgia senza finire le giornate troppo ubriachi. Capirete inoltre perché è fondamentale scegliere bene i propri compagni di viaggio quando si visitano Paesi dotati di montagne.

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UNA BRICIOLA DI INDIA

Vacanza ayurvedica in Kerala

Il mio primo approccio con l'India è molto soft in quanto ha luogo nel Kerala, lo Stato meridionale in cui, grazie al governo socialista, gli indicatori socio-economici sono ben superiori a quelli del resto del Paese. Oltre alle spiagge, l'itinerario prevede massaggi ayurvedici, crociere nelle acque interne, incontri con guru, gite in montagna, matrimoni e danze tipiche.

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LA MIA SECONDA CASA

Settimana Santa in Siria

Quando andai in Siria, nella primavera del 2010, era difficile immaginare cosa sarebbe accaduto soltanto un anno dopo. Era il periodo di Pasqua e, presso il monastero di Padre Paolo, fui colpita dallo spirito di fratellanza che accomunava le famiglie che consumavano il picnic del venerdì islamico e quelle che celebravano il venerdì santo. 
In realtà alcuni dettagli mi fecero riflettere: il Presidente col mezzo sorriso su grandi poster, la chiusura degli abitanti nei confronti dei discorsi politici, i repentini cambiamenti economici e sociali in corso di cui mi parlarono, l'aria inquisitiva della guida russofona che il governo ci aveva imposto. Ma lì per lì non ci feci molto caso, abbagliata dal sole della Siria e affascinata dalle ricche tracce del passato e dalla seducente cordialità del suo popolo.

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LA "SPIAGGIA" NON ESISTE

Thailandia in solitaria

Il mio viaggio in Thailandia nella stagione monsonica del 2009, inizialmente, ha molto in comune con quello di Leonardo DiCaprio nel film “The Beach”. Devono però trascorrere alcuni giorni prima che io mi renda conto che la "spiaggia" non esiste e che lo spirito del luogo è più facile da trovare lontano dalle coste.

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APPUNTI PILIPINI

Esplorazione della Visayas Centrale

Vacanze di Natale uggiose nelle isole della Visayas centrale: Cebu, Panglao, Siquijor, Negros. Nondimeno un viaggio indimenticabile grazie al delizioso popolo filippino e al suo mondo lillipuziano popolato di galli, partite di basket, locali karaoke, mezzi pubblici strampalati.

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IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE

Nella favola dello Yemen

Quando ho deciso di visitare lo Yemen, nel'autunno del 2005, prima mi sono informata sulla situazione sicurezza. I rapimenti di turisti (tipica usanza di quello Stato mediorientale) non si verificavano ormai da qualche anno, così ho prenotato un tour che sarebbe durato circa un paio di settimane durante le vacanze natalizie. Purtroppo poco prima di partire è giunta notizia del rapimento di due visitatori di nazionalità austriaca. Non ho dato molto peso alla cosa: ormai avevo deciso e non volevo tornare indietro. Faccio questa premessa per dire che non dovevo sorprendermi se 5 persone partite come me per lo Yemen, lo stesso giorno e con lo stesso tour, invece di godersi un viaggio meraviglioso in una terra da sogno, sono state tenute in un luogo misterioso sotto la minaccia del kalashnikov per quasi tutta la durata del nostro viaggio.

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IL VIAGGIO È UN GRANDE MAESTRO

Sotto i monsoni del Nepal

La prima volta che sono andata in Asia, nell'agosto 2003, non ho scelto la meta in base a profonde motivazioni spirituali, né tanto meno in base alle condizioni climatiche. Visitare il Nepal nel periodo dei monsoni infatti non è stata propriamente una furbata. Non solo gli acquazzoni mi hanno più volte infradiciata, ma ho dovuto affrontare conseguenze spiacevoli come frane disastrose, strade chiuse, sentieri infestati di sanguisughe e cieli perennemente nuvolosi.
Nonostante questo, il viaggio mi ha permesso di entrare in contatto per la prima volta con la religione induista e con quella buddista, dunque con riti, usanze, cibi, abbigliamento completamente nuovi e straordinari. Ho visto svariate risaie a perdita d'occhio, molte mucche in mezzo alla strada e imponenti montagne; ho conosciuto un popolo cordiale, ospitale e dall'aspetto molto fanciullesco (l'unico loro difetto è che sputano in continuazione, facendo un sacco di rumore); è stata inoltre l'occasione per provare questo sport faticoso che si chiama trekking.

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