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COLPO DI FULMINE PER IL VICINO ORIENTE

Natale a Sharm El Sheik

Nell'autunno del 2002 avevo conosciuto B. a una festa; giunti al terzo bicchiere di vino avevamo deciso di andare insieme a Capoverde. Pochi giorni dopo, alla brigata si aggiunse R.. Poi, rinunciammo a Capoverde perché costava troppo. Infine siamo arrivati oltre tempo massimo per un viaggio organizzato in Thailandia. Quindi, praticamente, Sharm El Sheik è stata un ripiego. Mi ero sempre rifiutata di soggiornare in un posto così finto e turistico e non ero particolarmente entusiasta quando sono salita sull'aereo, in un giorno di quasi Natale. E invece, sono tornata a casa in preda al magone.
Insomma, il mio colpo di fulmine per il Vicino Oriente ha insospettabilmente avuto come scenario quel postaccio di Sharm El Sheik, un'isola felice che comprende chilometri di mastodontiche strutture turistiche, moschee futuristiche, bar beduini con tappeti, cuscini e narghilè, palme vere tutte in fila e palme di plastica con le luci elettriche, negozi di papiri e centri commerciali pacchiani.

NELLA BAIA DEGLI SQUALI

Durante l'atterraggio ho inquadrato nell'oblò un immenso deserto marrone con isolati rettangoli di luci. All'aeroporto ci tocca una fila di tre ore per farci vistare il passaporto da un tipo molto nervoso, tra centinaia di persone, senza nemmeno poter comprare una bottiglia di acqua. Ormai sono le 6 quando arriviamo in hotel, tanto vale guardare l'alba che arrossa l'isola di Tiran, dietro cui sorge il primo sole egiziano. Poche ore dopo siamo già alle prese con il primo pollo al cumino e il primo tè alla menta della settimana.
In attesa di un opportuno rialzo delle temperature, ci ambientiamo nella piscina coperta e poi andiamo a passeggio nella terrificante Naama Bay. Per fortuna le condizioni climatiche volgono presto al meglio e già dal giorno dopo si presentano le condizioni (non scontate a fine dicembre) adatte per fare snorkeling lungo la barriera corallina. Qui nella Shark Bay, i coralli e i pesci sono molto vicini e lo spettacolo può tenere impegnati per diverse ore al giorno.

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ALCUNE SCENEGGIATE EGIZIANE

A parte i pochi abitanti originari di Sharm vecchia — uomini coi baffi perennemente seduti sulle sedie di legno a guardare la tv, fumare il narghilè e bere il tè —, la maggior parte delle persone che risiedono qui è costituita dai lavoratori immigrati: egiziani anche loro, dagli occhi incantatori, con le mogli al Cairo o ad Alessandria e la testa confusa dalle turiste mezze nude. Non c'è bisogno di pagare il biglietto per assistere alla loro strabiliante commedia umana.
La prima sceneggiata egiziana avviene quando prendiamo accordi per la famigerata "motorata nel deserto" con un giovane traffichino venditore di souvenir, scatenando l’ira del ragazzo che ce l'aveva proposta precedentemente. Da segnalare anche la magistrale interpretazione di un ossessivo tatuatore che ha cercato in tutti i modi di insidiarmi: mi fa dei regali, si vanta delle innumerevoli avventure erotiche intercorse con turiste russe superbellissime, è sempre tra i piedi o al telefono della camera. Quando ho perso definitivamente la pazienza e l’ho mandato a quel paese, ha fatto una scena madre davanti a tutti pretendendo indietro i suoi regali. Insomma se si commette l'errore di dare un po' di confidenza a negozianti, tatuatori, autisti, massaggiatori, guide turistiche, improvvisamente ci si trova al centro di una gabbia di matti, aizzati uno contro l'altro, nervosi e platealmente offesi; e poi nessuno dice la verità, bensì tutti parlano male degli altri per biechi motivi di interesse: vendere un CD o procurare un servizio turistico.
La sera nel taxi coi peluche spelacchiati e le coperte di finta pelliccia — sobbalzando nelle strade larghe e illuminate, con i fari spenti — speriamo di essere riportati a letto senza incidenti da un tassista improvvisato che mentre guida vuole mostrarci a tutti i costi la foto della fidanzata, mentre noi gli ordiniamo di guardare avanti e di non girarsi per parlare con noi e di non zigzagare a vanvera. E mai sia fai un innocente accenno a una madre o a un sorella del personaggio di turno: manca poco che ti sfidi a duello.

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UNA PENISOLA TRIANGOLARE

Però, sotto questo brutto baraccone di cartapesta, la penisola del Sinai è una meraviglia di terra che si colora di rosso all'alba e al tramonto, di incantevole deserto roccioso sotto il cielo blu, di mare pieno di coralli e pesci colorati. Durante la deliziosa escursione in veliero al parco Ras Mohammed, ad esempio, ci fanno scendere su una minuscola isoletta paradisiaca da sfondo del desktop, dove l'acqua trasparente col passare dei minuti sale a vista d'occhio fino a che l'isola non viene prodigiosamente inghiottita dal mare.
Inoltre questa regione triangolare, che tecnicamente fa parte dell'Asia, ha una storia affascinante, poiché è la terra dove i faraoni trovarono l'oro, è il punto di incontro delle tre religioni monoteiste, è la strada per la Terra Promessa. Sul Monte Sinai, secondo l'Antico Testamento, Mosè ricevette i dieci comandamenti. È qui che sono caduta innamorata del deserto, con le sue montagne dorate dal tramonto. Raggiungiamo una rimessa affollata di vecchie moto a 4 ruote, scorrazziamo nella sabbia che impasta i capelli e le ciglia, tra dromedari e tende beduine, lanciamo urla nella valle dell'eco, beviamo tè beduino e tutto ciò è molto più entusiasmante e beduino visto che sto allacciata all'egiziano padrone del mezzo, che raggiunge alte velocità e solleva più polvere di tutti.
Il deserto ho continuato a corteggiarlo quando siamo andati al Cairo, in una Mercedes con autista belloccio che, a sua volta, corteggia me. Viaggiamo tutta la notte e, fra un checkpoint e l’altro, il buio diventa alba e il deserto si impasta con la musica egiziana, i pistacchi, il tè alla menta e il sorriso dell’autista, fino a dare vita ad una specie di sogno ad occhi aperti.

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È ormai giorno fatto da un pezzo quando appare in lontananza un'enorme nuvola grigia, sotto la quale si cela la capitale. Quando ci si innamora (e non si è chiuso occhio una notte intera) si perde la lucidità, ed è per questo che questa giornata ha preso i contorni fantastici di un sogno: le piramidi di Giza e la Sfinge circondate da dromedari, asini, carri trainati da cavalli, auto antiquate e costosi macchinoni, intelaiature che spuntano dalle case prive del piano di sopra, grattacieli altissimi, io in un battello con le vetrate affacciate sul Nilo che fumo il narghilè insieme a un misterioso signore con i baffi grigi, una grossa ecchimosi sulla fronte di una solerte guida del museo Egizio, una proposta di matrimonio dentro una chiesa cattolica, un autista scomparso e atteso per ore. E poi di nuovo deserto, buio, stelle, tè, pistacchi e musica araba.