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Il Museo dell'Olocausto di Sered'

Sered' fu sede di un campo di lavoro e concentramento dove furono rinchiusi oltre 16000 ebrei, poi deportati nei campi di sterminio: gli edifici del campo dal 2016 ospitano il Múzeum holokaustu v Seredi, dedicato appunto alla storia della Shoah in Slovacchia. Per raggiungere questa località da Bratislava ho preso il treno con cambio a Trnava: il museo in linea d'aria si trova proprio accanto alla stazione, ma non ci sono mezzi pubblici e quindi per arrivarci devo fare un giro a piedi di almeno mezz'ora sotto il sole cocente. Prima di tutto ho visto alcune delle video interviste a ebrei perseguitati all'epoca, anche perché si trattava di stare comodamente seduta in un locale con l'aria condizionata (e ne avevo proprio bisogno), poi mi sono avventurata nelle baracche, ognuna allestita con un tema diverso.
Nel periodo tra le due guerre in Slovacchia vivevano circa 140 mila ebrei; subito dopo la Dichiarazione sull'autonomia della Slovacchia del 1938 da parte del Partito Popolare Slovacco di Hlinka (HSLS), il governo collaborazionista di Jozef Tiso annunciò che bisognava risolvere la questione ebraica e in molte città cominciarono a diffondersi atti antisemiti. Intanto alcune regioni meridionali passarono all'Ungheria che risolse per conto suo la faccenda con i circa 40mila ebrei che già ci vivevano, ai quali si aggiunsero i tanti ebrei slovacchi deportati oltre confine perché accusati di aver supportato l'annessione.
Nel 1939 un decreto del governo slovacco assegnò gli ebrei a speciali unità di lavoro, proibendo loro di indossare le armi, mentre l'anno dopo la decisione si estese agli uomini Rom. Nel 1941 le leggi antiebraiche furono rafforzate, diventando le più severe di tutta Europa: i negozi e le attività gestite da ebrei furono chiuse, non era loro concesso possedere tutta una serie di proprietà, non potevano vivere o addirittura camminare in certe aree delle città e dovevano indossare la stella di David. Quell'anno il Ministero degli Interni ordinò la creazione di centri per il lavoro ebraici a Nováky, Vyhne e Sereď. Nella prima fase dunque Sereď fu per lo più un campo di lavoro: le attività produttive comprendevano la macinazione, la tappezzeria, la produzione di bagagli, abbigliamento, cappelli, reti, l'allevamento di conigli d'angora, la produzione di pellicce, la concia delle pelli, i cosmetici e l'orologeria. Al loro arrivo gli ebrei venivano derubati dei loro averi, soprattutto oggetti di valore, e nel campo venivano sottoposti a punizioni fisiche e torture mentali. Da marzo a ottobre 1942 ci fu la prima ondata di deportazioni del Paese, nelle quali più di 50mila ebrei furono destinati ai vari campi di sterminio poalcchi, in particolare Sobibor, da cui solo poche centinaia uscirono vivi. Da Sered partirono complessivamente 4463 ebrei.
Dopo la repressione dell'insurrezione nazionale slovacca e l'arrivo delle unità tedesche, la "questione ebraica" doveva essere risolta in modo radicale, così nel settembre del 1944 riaprì il campo di lavoro di Sereď, che in questa seconda fase divenne un campo di concentramento. Il comandante del campo era Alois Brunner, che Adolf Eichmann descrisse come il suo "uomo migliore" (era già stato responsabile della deportazione di oltre 130.000 ebrei nei campi di sterminio e aveva partecipato all'assassinio di ebrei a Vienna, Salonicco e in Francia). Da Sered' furono spediti un totale di più di 11mila ebrei, mentre 44 persone furono uccise direttamente nel campo. In Ungheria invece le deportazioni vere e proprie iniziarono soltanto con l'occupazione tedesca nel 1944: in poco tempo più di 400mila ebrei furono trasportati nei campi, soprattutto in quello di Auschwitz. 
Nelle baracche ricostruite che costituiscono il museo, troviamo i vari laboratori, i dormitori e la scuola, giornali e foto d’epoca che mostrano le condizioni di detenzione e lavoro forzato a cui sottostavano i deportati, mentre una sezione è dedicata alle vittime dell’Olocausto e a coloro che rischiarono la vita per aiutare gli ebrei. È visibile anche una carrozza ferroviaria, in origine adibita a carro bestiame, che veniva utilizzata per il trasporto dei prigionieri ai campi di sterminio.
L'ultima parte è dedicata ad una mostra dal titolo "Memoria come riferimento. Contesti critici dello stato slovacco nell'arte visiva contemporanea", inaugurata l'8 maggio 2023, festa nazionale in cui si commemora il Giorno della Vittoria sul Fascismo. "Abbiamo vinto il fascismo e il nazismo?" si chiedono i curatori sul grande pannello nero. "Ufficialmente sì, sconfiggendoli nella seconda guerra mondiale. L'8 e il 9 maggio appartengono non solo all'Europa, ma anche al mondo, alla celebrazione della vittoria sulle ideologie che hanno devastato la democrazia". Poi aggiungono che "l’Olocausto non è avvenuto da un giorno all’altro. È stato preceduto da una crisi sociale dopo la prima guerra mondiale, che ha aperto lo spazio al populismo. Un regime in cui non solo la democrazia, ma anche la libertà e i diritti umani ad essa associati sono completamente scomparsi, è arrivato al potere attraverso la via democratica." Molto importanti le parole di Sandra Polovková, direttrice di Post Bellum, un'associazione che documenta le testimonianze oculari dei sopravvissuti ai regimi totalitari e che cura il progetto Memory of nations: "Negli ultimi anni stiamo vivendo una crisi di valori e di autorità, un conflitto militare ai nostri confini, la divisione della società tra vaccinati e non vaccinati, conservatori e liberali, un antisemitismo senza fine, differenze abissali tra ricchezza e povertà, non-rispetto e mancata rivendicazione dei diritti umani per tutti i gruppi della popolazione del nostro Stato. È l'anno 2023 e non solo la Slovacchia, ma il mondo intero sta vivendo una crisi. Tutte le libertà e i diritti umani, tutelati da un fragile sistema democratico, sono ogni giorno minacciati. Le tecnologie, che apportano molti benefici, aprono anche lo spazio a un’incontrollabile sirena di disinformazione. Secondo i sondaggi, più di un terzo dei cittadini slovacchi si fida di loro. Molti altri non si fidano di niente e di nessuno. Se abbiamo già vinto sul fascismo e sul nazismo, aggiungiamo che nel 1989 abbiamo vinto anche sul comunismo e sul socialismo. Abbiamo scelto la via geopolitica dell’Occidente, e quindi della democrazia liberale. Ricordiamolo quotidianamente e conosciamo il nostro recente passato. Le pratiche dell’inizio del totalitarismo non differiscono poi tanto l’una dall’altra. Possono sfruttare qualsiasi crisi per guadagnare potere. Uniamoci quindi nella difesa della libertà e dei diritti umani. Tutti e indistintamente. Argomenti come: non sono un razzista/storico/medico/ (e molti altri), MA... rimuoviamoli e sostituiamoli con uno semplice: siamo tutti umani, anche se abbiamo opinioni diverse."
Nelle circa due ore che ho impiegato a visitare il museo non ho visto nessun altro visitatore.
A Sered' a parte questo non c'era altro di interessante da fare nella torrida controra, così sono tornata a Trnava, approfittando per fare due passi nel centro prima di prendere l'autobus per Banska Bystrica. Trnava è tra le più antiche città della Slovacchia, soprannominata nientemeno che "piccola Roma" a causa di una cerchia di mura e di diverse chiese di antica fondazione. Quando l'Ungheria fu conquistata dai turchi nel 1500 diventò la capitale religiosa del regno di Santo Stefano, che conservò fino al 1820. Oggi è considerata il luogo dove si beve il miglior caffè di tutta la Slovacchia.

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