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Il Memento park di Budapest

I musei storici sono sempre un'occasione per riesaminare il passato e decidere come si vuole che i visitatori lo percepiscano, per questo molto spesso dicono più sul presente (e sul futuro) che sul passato di uno Stato. I musei del comunismo, in particolare, rappresentano una parte importante del processo di transizione che i Paesi dell’Europa orientale hanno dovuto affrontare e in un certo senso stanno ancora affrontando.
A Budapest, alla fine della dittatura, quando fu messo all’ordine del giorno il futuro destino delle opere d'arte pubbliche a carattere comunista, ci fu chi insistette per la distruzione immediata, ma il Comune respinse questa idea e ordinò l'istituzione di un parco delle statue a tema. Così l'architetto Ákos Eleőd presentò il suo progetto: era il mese di giugno del 1993, e l'ultimo soldato dell'Armata Rossa sovietica aveva lasciato l'Ungheria solo due anni prima.
Nacque dunque il "Memento Park", situato in un'area spoglia dell'estrema periferia di Budapest, dove sono esposte 41 opere d'arte dell'era comunista tra il 1945 e il 1989: statue in alcuni casi gigantesche raffiguranti Lenin, Marx, Engels, personalità del movimento operaio, soldati dell'Armata Rossa sovietica ecc., tutte posizionate secondo i piani scultorei e architettonici originali. Nel 2006 è stata aggiunta la "Piazza dei Testimoni" a forma di trapezio, su un lato della quale è stata posta la tribuna di Stalin che un tempo si trovava in 'Felvonulási tér' (Piazza della parata), nel centro di Budapest. All'epoca essa fungeva da piedistallo alla statua in bronzo alta 8 metri del segretario del partito sovietico; oggi sul palco sono rimasti soltanto gli iconici stivaloni, ciò che rimase quando nel 1956 un gruppo di rivoltosi abbattè il resto della statua.

Il problema principale che il progettista del parco dovette affrontare fu quello di “riassumere i singoli elementi stimolanti di una serie storica di paradossi in un unico processo di pensiero concettuale”. Queste statue infatti sono ricordi di una società antidemocratica e allo stesso tempo sono pezzi della storia degli ungheresi; e poi sono simboli di autorità e allo stesso tempo sono opere d'arte. L’ultimo paradosso consiste nel fatto che esse furono originariamente costituite a scopo propagandistico, ma dandogli una sede espositiva bisognava evitare che le statue diventassero antipropaganda, compiendo così lo stesso errore tipico della mentalità dittatoriale. Ákos Eleőd sostiene infatti che, se le società autocratiche ritoccano e si appropriano del proprio passato per gettare una luce favorevole sulla “necessità storica” del proprio regime, la democrazia al contrario è l'unica forma di governo in grado di guardare al passato, con tutti i suoi errori e le sue svolte sbagliate, a testa alta. "Questo Parco parla di dittatura, ma appena se ne parla, si descrive e si costruisce, il parco è già democrazia. Dopotutto, solo la democrazia può darci l'opportunità di pensare liberamente alla dittatura, o alla democrazia, per arrivare a questo, o a qualsiasi altra cosa".

Racconto di viaggio "WALKING TOUR IN BUDAPEST"