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Siamo sulla stessa barca

A Cap Skirring si trovano le più belle spiagge del Senegal e molte strutture ricettive di tutte le categorie. L'ampia baia sabbiosa è in piccola parte occupata dallo stabilimento balneare del villaggio Club Med ma per il resto completamente deserta. La situazione è sempre la stessa: i bianchi sono stesi sui lettini a prendere il sole e i neri deambulano sulla battigia con le loro mercanzie da vendere; l’unica differenza è che qua anche i poliziotti che li cacciano sono neri. Nell’interno, tra le palme, alcuni baracchini provvedono ai semplici bisogni degli sparuti turisti: cibo, bevande, musica e spinelli. E insomma sembra proprio di stare ai Caraibi, anche perché molti abitanti dei Caraibi, grossomodo, proprio da qui vengono.
Anche a Cap Skirring c’è una spiaggia dei pescatori in pieno fermento, dove sono tutti affaccendati a mettere a posto le reti oppure a pulire il pesce e i molluschi, lasciando le interiora puzzolenti abbandonate in pasto agli uccelli. Mi viene offerta l’ataya da un gruppo di pescatori, insieme alla chela di un granchio appena arrostito sul fuoco. Il sogno di raggiungere l’Europa è molto comune da queste parti, il bello è che anche in Europa vorrebbero continuare a fare lo stesso mestiere. D’altra parte il settore in Senegal sta attraversando un periodo di crisi, minacciato dalla pesca pirata soprattutto straniera e dall’ipersfruttamento delle risorse ittiche.
Il sole man mano cala dietro alle ultime piroghe ritardatarie, rendendo il cielo giallo e poi rosa; nel frattempo una luna gigante sta sorgendo dietro le barche colorate ormai a riposo sulla spiaggia.
A circa 120 km dalla foce del Casamance, comincia la zona di estuario, caratterizzata da un vero e proprio labirinto di bolong (insenature) e marigot (fiumiciattoli) che tagliano la zona in tante isole; l’elevata salinità delle acque dovuta alla vicinanza dell’oceano Atlantico crea un ecosistema molto raro, nel quale effettuiamo una gita in piroga. L’imbarcazione procede lentissimamente sull’acqua liscia come l’olio, tra le impenetrabili foreste di mangrovie, sovrastata dagli uccelli acquatici. Ci fermiamo al villaggio di Ourong, all'ingresso del quale sono allestiti dei banchetti dove vendono quaderni, penne e gli onnipresenti lecca lecca che a quanto pare rappresentano una vera e propria fissazione da queste parti. Nella piazza principale è già in corso una danza per i turisti, quindi ci viene mostrato il bombolong o tamburo a fessura, un tronco d'albero usato per trasmettere messaggi da un villaggio all'altro. Osserviamo anche il nuovo pozzo per l'acqua, la "case de santé", l'operazione di recupero dei molluschi ottenuti rompendo dei conchiglioni col martello. Segue poi la visita alla scuola: i bambini sono seduti nei banchi con i loro quaderni e le loro lavagnette; la mia alunna preferita al collo porta un grosso osso di animale. La popolazione, principalmente costituita dai Jola, continua a praticare i riti animisti, come dimostrano ad esempio gli ossi e le zampe di gallina appesi ai rami degli alberi.
Percorso un altro braccio di fiume siamo ad Elinkin, villaggio di pescatori al momento affaccendati a scaricare grosse razze dall'imbarcazione, lanciate e poi raccolte e impilate sulla sabbia. Ci muoviamo poi seguendo l'odore pungente fino all'area di essiccazione del pesce. Infine in uno scenario da cartolina tropicale risaliamo sulla piroga alla volta dell'isola di Carabane, ormai praticamente alla fine dell'estuario, quasi nell'oceano. Qui ci aspetta una lunghissima spiaggia deserta con tanto di palme, alle spalle della quale visitiamo una serie di testimonianze storiche abbandonate in uno stato di trascuratezza e ruggine tra l’erba alta. Oltre ai resti di una chiesa e di una prigione per schiavi, c'è anche un cimitero in cui riposa eternamente un capitano francese il quale chiese di essere sepolto in piedi di fronte al mare: questa orrenda piccola piramide è oggi la sua tomba. Mi mangio un bel pesce alla griglia nell'attesa che anche Carabane – come il resto della Casamance – venga valorizzata e diventi attrattiva per i turisti come l'isola di Gorée.

Racconto di viaggio "CUGINI PER SCHERZO. Macinando chilometri tra Senegal e Gambia"