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IL SABATO DEL VILLAGGIO 

I paesaggi culturali dei bassari, dei fulani e dei bedik della regione di Kédougou da pochi anni sono tutelati dall’Unesco per le loro “pratiche agro-pastorali, sociali, rituali e spirituali simbiotiche con l’ambiente circostante”; un modo più elegante per dire che vivono lontano da tutto infrattati nella brousse e cercano di proteggere inutilmente le loro tradizioni, visto che appena uno può, emigra in città.
Per visitare il villaggio bedik di Iwol bisogna portare in dono una significativa quantità di noci di cola e lecca lecca, oltre ai soldi naturalmente (il “diritto di visita” ammonta a 1000 CFA a persona). La particolarità dei bedik è che le donne hanno un buco tra le narici dove tradizionalmente inseriscono un sottile legnetto o spina di porcospino, non si è capito bene; curiosamente, la maggior parte di coloro che ne sono dotate porta uno stecchino di plastica del tutto simile a quelli del lecca lecca. I numerosissimi bambini invece stanno succhiando almeno un lecca lecca a testa, e prima ancora che noi gli regaliamo i nostri! I turisti che arrivano fin qua prima di tutto ammirano le capanne col tetto conico di paglia (la più grande delle quali adibita a chiesa) e poi si soffermano sotto il baobab sacro (che secondo Jean-Baptiste, capo villaggio, interprete per i turisti e maestro da 34 anni, è il più grande del Senegal).
Gli esseri viventi al momento presenti sono solo anziani, donne e bambini e la maggior parte di loro sta lì senza far niente. Le poche donne che sono in attività pestano i cereali nel mortaio con l’apposito paletto, o lavorano la pasta di arachidi con una bottiglia oppure selezionano le spighe di miglio; i bambini invece fabbricano camioncini con pezzi di legno di fortuna o giocano con le camere d’aria dei pneumatici. Alcune preadolescenti si fanno le treccine e due di loro si scattano foto col telefono. Un anziano vende dei coltellacci tradizionali. L'aula scolastica è vuota, sulla lavagna sono rimaste alcune parole in francese. Tra una capanna e l'altra qualche gallina e delle capre.
I bedik rappresentano circa l’1% della popolazione del Senegal e molti li associano ai vicini bassari – anche se secondo Jean-Baptiste questi ultimi hanno "venduto le loro anime" con l'arrivo dei primi turisti, mentre loro mantengono ancora le loro tradizioni millenarie. I bedik praticano una religione che miscela il cristianesimo portato dai francesi alle loro storiche radici animiste, e infatti molte leggende riguardano le diavolerie operate dal grande fromager e dal sacro baobab. I loro antenati sono le famiglie Keita e Camera, giunte dal Mali. Durante la guerra tribale condotta da tale Alpha Yaye, venuto dal massiccio Fouta Djallon per convertirli alla religione islamica, i bedik sono stati dispersi e molti di loro uccisi. In seguito si sono salvati soltanto sacrificando i giovani più valorosi allo spirito del villaggio, infatti quando Alpha Yaye tornò per sottometterli essi erano protetti dal suddetto spirito: sciami d'api combattevano per loro e pungevano a morte gli uomini di Alpha Yaye. Questo (sempre secondo il capo villaggio) è il più vecchio dei 7 paesi bedik di tutta l'Africa occidentale, infatti dentro al grande baobab c'è un cadavere che risale a cinque anni prima della crescita dell'albero e dunque si può facilmente arguire che esso risale al 13° secolo.
Jean-Baptiste al momento è assente e dunque queste scarne informazioni non le apprendiamo dalla sua viva voce, bensì le leggiamo su una fotocopia in italiano. È presente sua moglie Adèle, da cui ha avuto 7 figli, che però non è un tipo molto espansivo. La popolazione è in continuo calo e oggi ammonta a circa 500 abitanti; essa è sempre stata formata da quattro famiglie con compiti e funzioni specifiche: i Keita, il ramo da cui nasce Jean-Baptiste, sono quelli che governano il villaggio, gli altri sono incaricati di organizzare le feste tradizionali, di assicurare il rispetto dei riti e dei costumi ancestrali e di realizzare gli attrezzi agricoli. Nel villaggio si può dormire per 3000 sefà, mangiare per 1500 e fare colazione per 1000. Noi però dopo esserci riposati intraprendiamo nuovamente il trekking in discesa, alla fine del quale ci attende inaspettata una capanna adibita a bar dove vendono la birra ghiacciata.

Racconto di viaggio "CUGINI PER SCHERZO. Macinando chilometri tra Senegal e Gambia"