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E fu Natale nel cuore dell'estate

C'erano venti esseri umani di nazionalità italiana di fronte all'ufficio di cambio dell'aeroporto di Johannesburg, la mattina della Vigilia di Natale. Quasi tutti avevano più bagagli di quanti in realtà gliene sarebbero serviti. Tutti erano eccitati per l'avventura che li aspettava.
Motivazioni svariate li avevano riuniti lì. Alcuni erano curiosi di osservare la fauna e la flora che fanno del Sudafrica uno degli Stati più ricchi di biodiversità del pianeta. Altri erano lì per approfondire la conoscenza delle diverse etnie che popolano la Nazione Arcobaleno e comprendere meglio l'attuale situazione socio-politica. C'era chi voleva praticare surf tra le famosissime onde oceaniche, o addirittura buttarsi con il bungee jumping da qualche ponte altissimo. Qualcuno non vedeva l'ora di provare la macchina fotografica nuova. Molti speravano di andare in spiaggia almeno una volta. Non mancavano i partecipanti che avevano il sogno del Sudafrica da quando avevano visto "Invictus", in cui Morgan Freeman veste mimeticamente i panni di Mandela; né chi era stato segnato, più di quanto non volesse ammettere, dal film "Lo squalo". Purtroppo non è escluso che qualcuno, come punto di riferimento morale, avesse De Sica e Panariello nel cinepanettone "Natale in Sudafrica".
C'era infine chi voleva andare in Namibia o Tanzania, ma non c'era più posto, e ora, un po' defilato rispetto agli altri, stava pensando cosa ci faceva qui che questa non è la vera Africa; ma intanto si trovava come gli altri all'aeroporto di Johannesburg, la mattina della vigilia di Natale, davanti al bancomat che gli sputava 1000 Rand, cioè 95 Euro.
Comunque. I partecipanti si erano distribuiti con infantile entusiasmo nelle vetture a noleggio, consegnate con la consueta solerzia africana. Poi si erano abbandonati alle sapienti mani degli autisti, che in pochi quarti d'ora si erano abituati alla guida a sinistra, seppur continuando per giorni ad azionare i tergicristalli invece delle frecce e – solo qualcuno – a grattare paurosamente con il cambio mancino.
Quasi tutti in quel momento ignoravano che la vera avventura non sarebbe stata percorrere circa 3500 chilometri sulle strade sudafricane, né partecipare ai safari fotografici, né attraversare le famigerate township, bensì convivere per diciassette giorni con altre diciannove persone.

Racconto di viaggio "UN VIAGGIO IN CAPO AL MONDO. Un inverno estivo in Sudafrica" 

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