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Alla frontiera tra Togo e Benin

Ed eccoci dunque nel bel mezzo del nulla. Qualcuno un giorno ha deciso che qui finisce il Togo e inizia il Benin. Sotto una grande acacia ci sono una panchetta di legno e due sedie di plastica; intorno alcuni bambini giocano a rincorrersi. Questo è il posto di frontiera di uscita dal Togo. La procedura prevede che uno dei due doganieri in divisa mimetica prenda un passaporto alla volta e ricopi lentamente i dati su un registro gigantesco. Ciascuno quindi è invitato a dichiarare la propria profession. Quando mancano ancora alcuni membri del gruppo la penna si scarica e costui, con un gesto di stizza, chiude platealmente il registro − nonostante gli venga offerta un'altra penna − con il risultato che qualcuno di noi non risulterà mai passato da questa frontiera. Quando finiscono di apporre il timbro su tutti i passaporti ci lasciano andare.
In Benin siamo entrati clandestinamente: al posto di frontiera c'è solo un custode che ci domanda come ci è venuto in mente di passare il confine di domenica. Avremmo potuto espletare le procedure alla caserma di Bokoumbé, peccato che dopo aver ucciso uno studente togolese a un posto di blocco i poliziotti l'hanno chiusa, temendo ritorsioni da parte della popolazione. Finché arriviamo a Natitingou ormai si è fatto tardi, perciò dobbiamo aspettare il giorno dopo per farci timbrare i passaporti.
Anche in questo albergo un'imponente maman ci accoglie con l'abusato “bien arrivé” sotto una cascata di bougainville, ma non c'è molto tempo per i convenevoli poiché il museo regionale di Natitingou sta chiudendo. Varcata la soglia di un palazzo coloniale costruito dagli schiavi, visioniamo i modellini dei diversi tipi di case fortezza e altri oggetti tradizionali delle comunità dei Somba, ma soprattutto troviamo il primo vero e proprio mercatino artigianale. In giro per la città ci sono alcuni cinesi a passeggio: sono medici che lavorano negli ospedali, insegnando il mestiere ai nativi.
La cena all'hotel Bellevue termina con un mastodontico vassoio di ananas e papaia e io rifletto sul fatto che se sei a tavola con un gruppo di viaggiatori, il 90% dei discorsi inizia con la frase: «Quando ero in [aggiungere Paese a scelta: Vietnam, Tanzania, Perù...]». Mi chiedo cosa racconteremo la prossima volta che diremo: «Quando ero in Benin.»

Racconto di viaggio "PICCOLI ANTROPOLOGI CRESCONO. Viaggio on the road in Togo e Benin"