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Argirocastro, la città d'argento

Erano già due estati che avevo programmato di andare al sud dell’Albania, ma la prima volta nel 2013 a un certo punto avevo cambiato idea e me n’ero andata in Kosovo, mentre la seconda volta quattro anni dopo invece di andare in Albania mi ero dovuta togliere due denti. Questa volta allora per scaramanzia dicevo a tutti che andavo solo in Macedonia e Grecia ma poi alla fine ho passato anche quattro giorni al sud dell’Albania.
In Internet di informazioni su come attraversare la frontiera tra Grecia e Albania con i mezzi pubblici non ne ho trovate, ma quando sono andata alla stazione di Ioannina ho scoperto che c’è un autobus comodissimo che in due ore arriva ad Argirocastro. Le procedure alla frontiera sono piuttosto snelle e l’unico impedimento appare all’ingresso della città perché un incidente ha causato un blocco stradale e i poliziotti hanno deciso che il nostro autobus è troppo largo per passarci. Alcuni passeggeri hanno un’opinione un tantino diversa e ci tengono molto al fatto che essa venga presa in considerazione. Insomma a quanto pare forziamo il blocco.
In Albania ho passato i giorni più belli di tutto il viaggio, e probabilmente dell’intero anno. La proverbiale ospitalità albanese mi ha investita come un abbraccio. Una passeggera del mio autobus ad esempio, nel suo impeto collaborativo, mi ha regalato una moneta per prendere un mezzo diretto al centro storico, poiché io non avevo ancora prelevato i Lek. Il tassista si è fatto in quattro chiedendo indicazioni a destra e a manca, finché non si è materializzato un vecchio di identità sconosciuta che mi ha portato la valigia fino all'ingresso della mia guest house, in cima a una salita, e poi è scomparso per sempre. Il palazzotto in cui si trova la mia camera è dotato di una terrazza ombrosa affacciata su questo delizioso agglomerato di case ottomane, dominato da una fortezza e da una grossa nuvola bianca. Una bambina di otto anni sta mangiando un grappolo d’uva e ha pensato bene di togliere tutti i semini dagli acini prima di offrirmeli. Cavolo quanto mi era mancata l’Albania.
Argirocastro significa “città d’argento” forse per via del colore dei tetti ed è il posto più turistico del Paese, ma per fortuna il suo fascino non ne è molto intaccato, come magari succede altrove. Per visitare Argirocastro sono necessari buone gambe e molto fiato, infatti le strade sono un continuo saliscendi e non a caso essa è detta la città dai mille gradini. Posso testimoniare che non si tratta di una diceria in quanto proprio il primo posto dove sono andata è la fortezza, bellissima e ben conservata, dalla quale ho potuto osservare il panorama illanguidito dal tramonto.
Il bazar è simile a quello di Skopje e di Sarajevo e anche qui a quanto pare c’è chi tenta di espropriare locali commerciali ai legittimi proprietari in nome dell’antico impero ottomano, e questo è solo uno dei metodi della Turchia per estendere la propria influenza sui Balcani a maggioranza musulmana.
Ad Argirocastro nacque il dittatore Enver Hoxha e infatti si può visitare la sua casa natale che in realtà è una ricostruzione perché l’originale fu distrutta da un incendio. Oggi è stata trasformata in un museo etnografico, che poi alla fine sono tutti uguali questi musei etnografici o case ottomane ricostruite, che si trovino in Bosnia o Albania o Turchia, tutti hanno divani e tavolini bassi, tappeti rossi, mobili di legno intarsiati, grandi lampadari, manichini.
Io già conoscevo la passione di Hoxha per i bunker e figuriamoci se qua che è la sua città natale non c’era un sistema di bunker che in caso di guerra atomica potesse accogliere lui e i suoi collaboratori più fidati. Oggi esso si può visitare con una guida che ti illustra gli oggetti arrugginiti e i libri ammuffiti presenti in queste spoglie e umide stanze di cemento.
A volte capitano dei momenti così pieni di significati tutti insieme che ti prende come una vertigine. Uno di questi momenti io l'ho vissuto in un bar ristorante di Argirocastro. Un gruppo di musicisti bravi e belli suona dal vivo pezzi tradizionali albanesi e anche brani italiani come Storia d’amore di Celentano, ma l’epifania si compie definitivamente quando intonano le suadenti note di Ederlezi, la canzone popolare tradizionale dei Rom dei Balcani portata poi al successo da Bregovic. In quel momento ero al tavolo con alcuni ragazzi a bere birra e mi sembrava di volere bene a tutti e che gli albanesi fossero il popolo più adorabile del mondo, quasi quasi più dei macedoni (e forse addirittura più dei siriani e dei turchi, ma è difficile).

Racconto di viaggio "Una deliziosa Macedonia"