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Le Alpi giapponesi

L’ultima tappa del viaggio si svolge nella regione delle Alpi Giapponesi, dove predominano il verde squillante della vegetazione e il grigio plumbeo del cielo.
Intanto trascorro una notte a Kanazawa, in un altro ryokan tradizionale dotato di porte scorrevoli, tatami, tavolini bassi, pavimenti in legno da calpestare con le apposite ciabatte (le scarpe naturalmente vanno lasciate all’ingresso).
Poiché la cosiddetta “piccola Kyoto” è stata risparmiata dai bombardamenti aerei della Seconda Guerra Mondiale, molti siti storici e intere aree dell’antica città sono arrivati intatti fino a noi. Il luogo di interesse più noto di Kanazawa è il Kenrokuen, un giardino considerato tra i tre più incantevoli di tutto il Giappone. E poi c’è l’Omicho market che affascina come tutti i mercati coperti già citati finora.
L’autobus delle 12:40 mi porta a Shirakawa-go, situata nella valle del fiume Shogawa e gemellata con il comune di Alberobello. Se la cittadina pugliese è famosa per i trulli, qui invece troviamo le tipiche costruzioni in stile gasshō-zukuri, la cui principale caratteristica è il tetto di paglia molto spiovente, adatto a resistere alle massicce nevicate invernali. Il tetto ricorda due mani unite in preghiera ed è questo che il nome giapponese significa.
La maggior parte dei turisti ci viene per una gita di un giorno, ma io anche qui ho pensato bene di dormire una notte in una di queste suggestive e confortevoli casone di legno, dove mi è stata servita anche la cena e la colazione tradizionale e dove mi sono addormentata con il gracidio delle rane.
Un tempo anche in questa casa viveva una famiglia numerosa di contadini, che svolgevano lavori molto faticosi e dormivano stipati in grandi camerate. Poi, a partire dal secondo dopoguerra, le campagne si sono spopolate rapidamente e le abitazioni sono state abbandonate, fino a quando non sono iniziate le attività di restauro e ricostruzione degli edifici in rovina. Questa operazione è stata molto importante perché ha permesso di recuperare secoli di cultura rurale, infatti dal 1995 Shirakawa-go e la vicina area di Gokayama sono entrate nel patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO. Oggi rappresentano un paesaggio fiabesco incastonato tra le montagne e le rigogliose foreste, in particolare nell'area di Ogimachi, un museo a cielo aperto in cui sono raggruppate le gasshō-zukuri più belle. Alcune di esse sono aperte al pubblico e mostrano al visitatore le usanze e il modo di vivere di un tempo, nonché le tecniche di edificazione e i laboratori artigianali di sericoltura e produzione di nitrato di potassio.
Dal punto di osservazione panoramico, che si trova in cima a una collina facilmente raggiungibile a piedi, si può godere di una stupenda visuale di tutta la cittadina. Anche in questo caso l'estate non è la stagione migliore in quanto non permette di osservare né il fogliame scarlatto, né la coltre nevosa, né la fioritura dei ciliegi.
Con 50 minuti di viaggio in autobus raggiungo Takayama, ultima tappa prima del rientro definitivo a Tokyo. La città è nota per la bravura dei suoi maestri dell’arte carpentiera (ossia i falegnami) ed è rimasta a lungo piuttosto isolata per via della sua posizione e per l’alta quota.
Il piccolo quartiere Sanmachi sūji è il più antico di Takayama (risale al periodo Edo) ed è ben preservato. Percorrendo a piedi quest'area ho visitato negozi di vario genere, abitazioni in legno tradizionale, piccoli musei e produttori di sakè, in un'atmosfera dove il tempo sembra essersi fermato, ma delle due ore trascorse qui ciò che mi è rimasto più impresso è stato l’elevato numero di cani nel passeggino e la squisitezza della carne di Kobe.

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Racconto di viaggio "THE TERMINAL. Viaggio in Giappone"

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