Un autobus al confine con il Montenegro
Siamo nel centro di Scutari ad aspettare l’autobus delle 16:15 per Podgorica. Un tassista abusivo cerca inutilmente di convincerci ad andare con la sua auto invece che con la MS tour, con una minima differenza di prezzo. Saremmo in quattro, ma le due ragazze giapponesi hanno già comprato il biglietto online; questo montenegrino, invece, ormai è in parola con l’autista del bus e non vuole cambiare idea. «Per correttezza, capisci?» mi fa.
Vasilije è vestito sportivo, ma con capi che sembrano di marca. Parla italiano perché – mi spiega – ha studiato alla Bocconi. Uno che ha studiato alla Bocconi di solito si esprime meglio, ma è passato molto tempo.
Il tassista si lamenta dei prezzi assurdi del gasolio in Albania (due euro e venticinque al litro), ma secondo Vasilije in Montenegro la situazione è ancora più tragica (non è vero), tanto che ormai non circolano quasi più auto. L’integerrimo Vasilije la sa lunga: per convincerci ci mostra per una frazione di secondo un rettangolino sospetto con scritto PRESS. «Giornalista investigativo», aggiunge in inglese. Ciononostante, pure se abita a meno di un’ora dal confine, non è mai stato in Albania prima d’ora. La storia si fa interessante.
Continuiamo a chiacchierare per tutto il tragitto in autobus. L’inflazione è alle stelle, voglio sapere quanto ha pagato il volo per Tirana? Seicento euro. Stamattina si è svegliato all’alba per prendere l’aereo e ieri sera ha fatto le due: è molto stanco. Inutile dire che stamattina non c’erano voli diretti Madrid-Tirana (controllo sullo smartphone mentre parla, ma non gli dico nulla).
Vasilije va avanti con le sue storie: donna timorata di Dio – ora defunta – che lo ha ospitato a Milano ai tempi della Bocconi, tre figlie adolescenti che vivono con lui a Madrid e stanno sempre incollate allo schermo, terroristi estremisti che preparano bombe in tutte le cantine d’Europa…. Non si rende conto che un giornalista investigativo che collabora con l’Europol difficilmente viaggerebbe su un bus locale. L’altra cosa sospetta per un laureato Bocconi è non sapere perché il Montenegro usi l’euro pur non essendo nell’UE. Infine, dettaglio non da poco, gli mancano alcuni denti. Io sono una sfinge.
Vediamo dove va a parare ora. Eccolo qua: il vaccino. La mamma è morta a causa di AstraZeneca: «Tu sai… Israele, il 5G». Poi mi mostra la sua caviglia piena di macchie rosse, anch’esse provocate dallo stesso vaccino, senza contare le decine di persone di sua conoscenza affette da ogni genere di effetto collaterale. Provo a eccepire che AstraZeneca lo hanno sviluppato a Oxford; lui si innervosisce un po’ quando intervengo, ma io lo tranquillizzo sempre.
A questo punto della carrellata (Netanyahu criminale, Trump pazzo, Meloni brava, Europa CATASTROF, immigrati siriani in Germania, l’immancabile Ursula von der Leyen) diventa del tutto scontato il prossimo argomento. «La Russia potrebbe vincere questo guera quando vuole, ma non conviene lei. Mai ha obligato uomini per combatere: solo carcerati. E droni, sopratuto». «E tutti quelli che sono scappati dalla Russia negli ultimi tempi?» Chiedo con circospezione. «Ovvio, sono spie».
Grazie al suo lavoro conosce cose che io non posso sapere. «Novantacinque per cento di notizie non è vero, non sei così ingenua da crederci…» «Ma certo che no, caro Vasilije». «Tu sai» prosegue, «tutto petrolio che usiamo in Europa viene da Russia». «Noi lo compriamo dall’Azerbaigian, dalla Lib…» provo a ribattere. «Russia e Azerbaigian sono stessa cosa», taglia corto. «OK».
Siamo quasi arrivati quando confessa che, non vivendo a Podgorica da anni, ogni volta che torna non può fare a meno di pensare con commozione alla mamma, morta di AstraZeneca… Appena scendiamo, guardando le strade normalmente trafficate, mi fa: «Che ti avevo detto? Non c’è nessuno in giro».
E infine, prima di augurarmi buon viaggio, come se niente fosse fa un cenno di saluto a due o tre persone che incrocia nella stazione degli autobus di Podgorica. Immagino che fra un po’ le incontrerà al bar, come ogni sera. Sorrido intenerita.






