MATRIMONI MISTI

Un bisticcio serale in un bar di Kampot

Mentre la sera passeggio senza meta tra le strade di Kampot, sento della musica molto bella provenire da un piccolo bar: essendo un evento molto raro in Cambogia, val la pena approfondire. Quattro persone siedono ad uno dei tavolini posizionati nel piccolo dehors. L’unica donna è cambogiana, mentre i tre uomini sono tutti turchi: uno è il titolare, un altro vive a Kampot dove insegna kite surf e infine c’è un suo amico che è venuto a trovarlo.
Si conversa di vari argomenti e, quando il discorso vira sul capo del governo Hun Sen, la cambogiana ammette di non essere interessata alla politica e di non votare. Il titolare del bar, che sarebbe suo marito, invece è uno che è scappato dalla Turchia per motivi politici e non condivide affatto il punto di vista della moglie. Dopo questo breve incidente, la conversazione prosegue tra scelte musicali e ricordi di viaggio.
Di fronte al bar c’è una casa dove ricevono alcune prostitute e c’è sempre un discreto viavai. Al titolare questa cosa non piace per niente, ma la moglie alza le spalle e gli dice di non impicciarsi e non rovinare i rapporti di buon vicinato. Lui non ci sta: «Ho abbandonato per sempre il mio Paese in nome della democrazia! Bisogna combattere per le cose in cui si crede». I due non si parlano per un po’ e intuisco che non è la prima volta che bisticciano su argomenti di questo tipo.
Il disinteresse per la politica comunque sembrerebbe abbastanza condiviso nel Paese, visto che al potere c’è lo stesso “uomo forte” da 37 anni, che tra l’altro era un comandante dei Khmer rossi: quando costoro salirono al potere il futuro despota Hun Sen disertò e poi si rifugiò in Vietnam per sfuggire alle epurazioni ordinate da Pol Pot. Per fortuna arriva una loro amica cambogiana completamente sbronza che monopolizza l’attenzione e la serata prende una piega più leggera.


DISAGIO GLOBALE

Torna in alto