Su un treno kazako
Ho prenotato una cuccetta nell’impeccabile treno notturno che parte da Shymkent e arriva ad Almaty la mattina presto. Mi godo il tramonto che illumina i tavoli della carrozza ristorante e, quando diventa buio, mi siedo al bancone del bar per una birra. Il tizio accanto a me inizialmente sta per i fatti suoi ad ascoltare la musica in cuffia; quando capisce che sono italiana si toglie gli auricolari e si presenta: è di Shymkent, ma lavora ad Almaty come avvocato.
Dopo avergli raccontato brevemente il mio itinerario, la conversazione prende una piega malinconica e sconsolata, visto il carattere del mio compagno di viaggio. Quando esprimo il mio apprezzamento per la democrazia liberale, risponde che per lui i due concetti sono in contraddizione. Parliamo in inglese e l’equivoco nasce da lì: la parola liberalism copre sia la sfera politica sia quella economica. Per me significa diritti civili, mentre lui allude chiaramente al liberismo selvaggio. «Tutto gira intorno ai soldi!», afferma infatti con un certo livore.
Io gli do ragione, ma gli spiego il malinteso linguistico, specificando che mi riferisco al rispetto delle minoranze e ai diritti per tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale, dal colore della pelle o dal credo religioso.
«Ehhh, it’s angels’ world!» commenta con palese scetticismo l’avvocato di Shymkent. Ribatto che, anche se fosse il mondo degli angeli, tutti dovremmo adoperarci per andare in quella direzione.
Lui rimane in silenzio, io intravedo un impercettibile luccichio nei suoi occhi e sorrido, illudendomi di averlo quasi convinto.






