In un pub irlandese di Tokyo
Dopo aver viaggiato a lungo in diverse località del Giappone, sono tornata a Tokyo per gli ultimi due giorni prima del volo di ritorno. All’inizio del viaggio avevo alloggiato ad Asakusa, ma ora ho scelto un‘accomodation in un quartiere completamente diverso, e molto meno affascinante: Chiyoda. La zona è piuttosto baricentrica, infatti dal mio hotel si raggiunge a piedi il Palazzo Imperiale, però nei paraggi non ci sono locali e per arrivare nella vivace area di Akasaka ci vogliono almeno una ventina di minuti a piedi.
La seconda sera che sono stata nel mio pub preferito (poco tipicamente giapponese, anzi – a dirla tutta – irlandese) ho conosciuto Mohammed, residente a Tokyo ma di origine egiziana, che mi ha preso in simpatia poiché aveva vissuto in Italia e ha continuato a mantenere molte relazioni commerciali con il nostro Paese. Ero molto contenta di aver finalmente conosciuto qualcuno, perché in tre settimane di viaggio mai nessuno aveva attaccato bottone – se togliamo locandieri, baristi, guide turistiche – e infatti non a caso Mohammed non era giapponese.
L’estroverso industriale a una certa ora mi ha condotta in un ristorante coreano dove ha ordinato una cena completa pure se io gli avevo detto che non avevo per niente fame. Poi all’improvviso, mentre mi raccontava alcune sue faccende famigliari, è scoppiato a piangere irrefrenabilmente davanti a tutti i piatti lasciati intonsi e ho dovuto consolarlo per una buona mezz’oretta. Poiché nel frattempo aveva cominciato a diluviare, ho dovuto portare pazienza finché finalmente Mohammed si è calmato e mi ha accompagnato in hotel in taxi.






