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Haifa, culla del bahaismo

Con l'inizio del mandato inglese, mentre la cittadella di Acri perse importanza, la dirimpettaia Haifa diventò il porto principale della Palestina. Nonostante l'ostilità degli arabi nei confronti degli immigrati ebrei che nel frattempo arrivavano a migliaia, quando nacque lo Stato di Israele entrambe le città furono facilmente conquistate dalle forze armate ebraiche e anche da qui decine di migliaia di arabi furono costretti ad andarsene. 
Oggi sono entrambe città miste e in particolare Haifa rivendica con orgoglio il fatto di essere un modello di convivenza per gli arabi e gli ebrei, infatti nelle rotonde troviamo simbolicamente affiancati l'albero di Natale, la mezzaluna e la menorah. La comunità araba rappresenta circa un decimo della popolazione e professa per la maggior parte la fede cristiana, infatti qui ci sono più addobbi natalizi di quanti io ne abbia visti in tutta la settimana precedente nel resto del paese.  
Haifa è ancora oggi una grande città portuale ed è adagiata sulle pendici del Monte Carmelo, come scopro una volta arrivata, quando decido di raggiungere a piedi la stanza che avevo prenotato e arrivo stremata dalla salita. 

"In Corea dicono che un giorno senza uovo non è un giorno", dice Song mentre facciamo colazione nel suo ostello. Siamo nella cosiddetta Colonia Tedesca, una delle colonie fondate in Palestina negli ultimi decenni dell'Ottocento da questi protestanti tedeschi che si facevano chiamare templari, un nome che potrebbe generare molta confusione. Essi tra l'altro costruirono queste belle case dai tetti spioventi che tanto affascinarono Baha’ullah, il fondatore della religione baha’i. Ecco perché qui ad Haifa sorge la sede internazionale di questo culto: sollevando lo sguardo verso la sommità del Monte Carmelo si vedono le spettacolari Terrazze Baha'i, che costituiscono la più grande attrattiva della regione. L'ingresso è situato nella parte alta della città e ci sono moltissimi turisti in attesa di partecipare alla visita guidata. I giardini furono realizzati poco più di vent'anni fa e sono davvero curatissimi e coloratissimi, senza contare che si estendono su diciannove terrazze digradanti che si stagliano sullo sfondo blu intenso della baia di Haifa. Alla fine del giro possiamo entrare nel mausoleo a rendere omaggio ai resti mortali del Báb, un uomo di origine persiana che a metà dell'Ottocento dichiarò di essere la Porta (Báb) attraverso cui sarebbero state rivelate le profezie. Lui fu accusato di eresia e fucilato, ma nel frattempo aveva lasciato numerosi seguaci, tra cui il nostro Baha’ullah: anche lui non fu accolto favorevolmente in Persia, ma almeno non fu ucciso bensì solo esiliato in vari posti, tra cui la colonia penale ottomana di Akko. Qui elaborò le basi della nuova fede monoteista: l’unità di tutte le religioni, l’uguaglianza tra uomini e donne, la pace nel mondo, l’istruzione obbligatoria per tutti, eccetera. Nel mondo ci sono tra i cinque e i sei milioni di seguaci del bahaismo: la tradizione vuole che chi può si rechi almeno una volta nella vita in pellegrinaggio alla cella di Baha’ullah ad Akko e qui, ai giardini di Haifa. A parte tutti i princìpi molto condivisibili di questa religione, la guida spiega che ogni fedele è tenuto a devolvere dei soldi alla chiesa, in proporzione a quanto possiede.

Racconto di viaggio "LA LA HOLY LAND. Natale in Israele e Palestina"

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