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Il filo da disbrogliare 

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
(Eugenio Montale, "I limoni")

Quando la mattina apro la porta, un coniglietto bianco è in procinto di salire le scale, tra le statue misteriose che siedono a guardia del mio spartano bungalow balinese; due suoi simili di colore grigio saltellano sulle passerelle lastricate che attraversano il prato, tra gli ibiscus e i frangipane. Il padrone di casa e suo figlio stanno ponendo con gravità un cestino di offerta in un incavo del tempio di famiglia. Nella vasca grossi pesci rossi nuotano tra superbi fiori di loto color pervinca.
Mi avvio per le strade di Ubud. Di fronte ad ogni casa e negozio sono appoggiati per terra dei vassoi di foglie di palma intrecciate riempiti di fiori, frutta, riso, bacchette di incenso. La popolazione è impegnata a confezionare e dunque issare dei lunghi pali di bambù, capolavori d'arte addobbati con elaborati festoni di foglie di palma, noci di cocco, fiori, pannocchie di mais; le estremità di quelli già posizionati ai lati delle strade svolazzano nell'aria creando un clima di festa. Delle corolle colorate sono perfettamente allineate sugli scalini di un ristorante. Mi siedo ad uno dei tavoli, imbambolata di fronte ad una vasca piena di foglie e petali che compongono un elaborato disegno.
Quando decido di allontanarmi di pochi passi da quelle quattro arterie principali, come per magia ristoranti e centri massaggi spariscono ed entro nel mondo fatato della natura equatoriale. Quasi senza accorgermi passo molte ore passeggiando tra le risaie inondate e i palmeti, in compagnia di farfalle e uccelli acquatici, fino ad arrivare al crinale di Campuhan, che costeggia per chilometri una verdissima e pacifica valle fluviale.
Ed eccoci qui, come da copione, io e Franz seduti ad un tavolino, due pallidi fantasmi circondati dalle risaie, a bere una cocacola e a fare i classici discorsi degli europei ai Tropici. Che qui non c'è la depressione. Che dovremmo imparare a vivere senza stress come gli uomini e le donne che ci circondano. Che noi corriamo e non ci godiamo le cose semplici della vita e che ingigantiamo dei problemi da nulla. E che quando torneremo a casa non dovremo dimenticarlo.
Anche se poi penso che è facile godersi la vita tra le cascate di frangipani e le enormi palme da cocco svolazzanti, guardando il sole che sorge e tramonta ogni giorno, meno facile nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi e fa freddo; quando s'affolta il tedio dell'inverno sulle case e la luce si fa avara, senza albe e tramonti, ibiscus e palme. E che come al solito l'illusione ci mancherà, dimenticheremo quasi tutto questo e, per recuperare il filo da disbrogliare, prenderemo un altro aereo e parleremo con un altro Franz in un altro baretto all'ombra della natura tropicale bevendo un'altra cocacola.