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I tunnel di Cu Chi

I Cu Chi Tunnels sono una rete di cunicoli che fungevano da rifugio antiaereo, deposito di armi e vie di rifornimento per i Viet Cong durante la guerra. Per anni, migliaia di persone hanno vissuto sottoterra, emergendo solo dopo il tramonto, e vivendo una ben triste esistenza: l'aria era stantia, il cibo e l'acqua scarseggiavano e la malaria si diffondeva rapidamente attraverso gli stretti passaggi infestati da insetti e parassiti.
Per infilarsi nei piccoli ingressi del tunnel, mimetizzati sotto le foglie, si richiedevano doti di contorsionismo, come ci mostrano oggi queste turiste minute che si posizionano sorridenti all’imbocco per la classica foto ricordo. La gran parte dei cunicoli è andata perduta, ma una sezione è stata conservata e, se non si soffre di claustrofobia, si può percorrerla strisciando (e bestemmiando quando il visitatore davanti si ferma per farsi un selfie).
Per proteggersi dai nemici, nel terreno erano posizionate trappole micidiali costituite da pali di bambù che si conficcavano nelle tenere carni americane. Inoltre se un nemico riusciva a superare queste insidie ​​e entrare nella città sotterranea, i Viet Cong rispondevano con una manciata di scorpioni o con un serpente ben assestato in faccia (esperienza che per fortuna ci viene risparmiata). Le visite si concludono con l'opportunità di sparare in un poligono di tiro, ed ecco spiegato come mai durante tutta la visita la giungla echeggiava sinistramente di colpi di arma da fuoco.
Io e questi due turisti gallesi (i soli esponenti della vecchia Europa del gruppo, in netta minoranza rispetto ad asiatici ed americani) siamo molto perplessi. È moralmente lecito ridere della tragedia che ha decimato un popolo e intrattenere i turisti con battute così volgari e omofobe? È una trovata divertente allestire un poligono di tiro dentro ad un monumento che dovrebbe ricordare a molti un dramma nemmeno troppo antico? Il quarantenne che fa da guida – il cui padre (filo americano) subito dopo la guerra ha abbandonato il paese per sempre – è stato sempre così o si è assuefatto al livello culturale dei suoi clienti? E perché continua a ridere dicendo ItaliaMafiaDonCorleone?

Racconto di viaggio "MADE IN VIETNAM"