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Orsi e ricorsi

Parco Nazionale d'Abruzzo

Pescasseroli

Siamo partiti pieni di entusiasmo diretti prima di tutto dalle parti di Vasto con il proposito di pranzare in un trabocco. L’ottimismo si è smorzato quando abbiamo cominciato a telefonare ai trabocchi e nessuno rispondeva tranne due: entrambi concordavano sul menu fisso a 50 euro bevande escluse. Questa cosa non tanto l’abbiamo apprezzata, allora ci siamo fermati casualmente alla Marina di San Salvo dove tale Ciccio o fruttaiuolo ci ha indicato il miglior ristorante di pesce della zona, per quanto senza trabocco e senza vista mare. “Ci manda Ciccio o fruttaiuolo!” rompo subito il ghiaccio all’ingresso del ristorante. “Ciccio? Ciccio o fruttaiuolo? Ma saranno quarant'anni che non viene a mangiare qua…” ribatte il cameriere.
Dopo aver mangiato una copiosa quantità di pesce, ci siamo dunque rimessi in macchina alla volta di Pescasseroli, ma siamo stati presi in ostaggio dai ragazzi del chiosco sulla spiaggia di Casalbordino che non la finivano più con queste caraffe offerte di vino rosato aromatizzato e se a questo aggiungiamo una selezione musicale niente male e anche una sosta a Barrea si capisce perché siamo arrivati a Pescasseroli alle nove di sera. Tra un fatto e l’altro erano le dieci quando ci siamo avventurati nel centro di Pescasseroli alla ricerca di un ristorante aperto, che non ce n’erano tanti, anzi effettivamente ce n’era uno solo. Abbiamo anche socializzato con alcuni avventori di un bar tra i quali un certo Marco, che il giorno dopo ci avrebbe accompagnato volentieri a fare un giro della zona ma purtroppo doveva lavorare, e una certa Anna, che poi siccome era novax la conversazione è ben presto arrivata a un punto morto, per fortuna poi abbiamo parlato di Benedetto Croce che nacque proprio qui, nel palazzo alle nostre spalle. Marco, Anna e gli altri comunque ci avevano consigliato alcune località da visitare come ad esempio il Santuario di Santa Maria di Monte Tranquillo (dove non siamo mai riusciti ad arrivare) e la Camosciara, dove invece siamo arrivati facilmente e abbiamo visto le cascate. 

Scanno

Stamattina mi sono svegliata con il profumo dei cornetti e mi sono ricordata che accanto all’albergo centrale di Scanno c’è una pasticceria di cui tutti parlano bene. Mi sono ricordata anche che alle dieci in punto bisogna lasciare la camera perché è previsto l’arrivo di una parte degli atleti che parteciperanno alla gara di Triathlon che si terrà dopodomani (qui non si parla d’altro). Hanno fatto bene a dirci il fatto dell’orario, perché ieri abbiamo fatto molto tardi nell’hotel di Pescasseroli ed eravamo anche gli ultimi rimasti a dover fare colazione, e mi sembra che al figlio della proprietaria questa cosa che avevamo sforato con l’orario non sia piaciuta moltissimo.
Ieri sera non è stato facile addormentarsi perché sotto la finestra c’erano gli avventori del bar dirimpetto che parlavano a voce alta. Tra il bar e l’albergo non corre buon sangue perché i clienti del bar prima si andavano a sedere sui tavolini dell’albergo, tanto che quelli dell’albergo hanno dovuto mettere una catenella che impedisce l’accesso e anche scrivere che i tavolini sono riservati ai clienti dell’albergo, cosa che noi per fortuna eravamo e dunque abbiamo potuto sederci senza problemi. Tra l’altro questa situazione spiega come mai sui comodini erano presenti dei tappi per le orecchie. 
Oltre al rumore del bar c’era anche una certa emozione dovuta al fatto dell’orso: l’altro ieri sera è stato avvistato proprio qui vicino, in pineta vicino alla seggiovia, e anzi un signore con la maglietta gialla da volontario ci ha orgogliosamente mostrato il video di questo orso che si arrampica su un albero. Io ero un po’ agitata per la concreta possibilità di avvistare anch’io un orso, anche se ero stata tranquillizzata che gli orsi bruni marsicani non sono aggressivi con le persone, e in particolare ho capito che questa era una femmina, di nome Gemma, nonna di ben quattro bellissimi e dolcissimi orsacchiotti. 

A parte la concreta possibilità di incontrare l’orso, Scanno va anche fiera del fatto che insieme a Pescocostanzo sono i due comuni più antichi e medievali dell’Abruzzo e infatti le strade di questo borgo sono tutte un grazioso saliscendi di sanpietrini tra palazzi antichi, archi, logge, portali, fontane. Inoltre è una cittadina molto apprezzata dai fotografi italiani e stranieri, come ad esempio il famosissimo Henri Cartier-Bresson, e tante fotografie appese ovunque ritraggono le donne di Scanno con i loro abiti tipici. Purtroppo nonostante avessimo percorso anche più volte le sue strade, il lago di Scanno non siamo riusciti a vederlo da nessuna parte, e questo non è un caso infatti un ragazzo con la maglietta della salumeria ci ha spiegato molto dettagliatamente che, se volevamo vedere il lago a forma di cuore, dovevamo parcheggiare più avanti e percorrere il sentiero che appunto si chiama “sentiero del cuore” che conduce esattamente al punto panoramico (noi il lago lo avevamo intravisto da un’altra prospettiva, arrivando dal passo Godi, e purtroppo non aveva affatto la forma di cuore).
In ogni caso non avevamo nessuna voglia di percorrere il sentiero, che già di strade ripide ne avevamo fatte abbastanza dentro il centro storico di Scanno, e quindi abbiamo costeggiato il lago con la macchina percorrendo la strada circumlacuale appunto e in effetti il lago non era un granché da vicino. Niente a che vedere con lo spettacolare lago di San Domenico, di un colore smeraldo indimenticabile, che si trova un po’ dopo, sulla strada per Sulmona. Esso si trova dentro alle scenografiche Gole del Sagittario, anch'esse molto amate da artisti e scrittori di tutto il mondo per la loro drammatica bellezza. Un ponte antico conduce il visitatore all'eremo di San Domenico, dove il santo intorno all'anno mille si era fatto un giaciglio in una grotta e una volta sdraiato lì partivano le sue visioni ultraterrene. Da non sottovalutare il fatto che fino al 17 settembre a tutti quelli che visitano l’eremo e si fanno anche la confessione e la comunione vengono perdonati tutti i peccati. Io pensavo che questa pratica di nome indulgenza plenaria valesse solo nel Medioevo ma a quanto pare in Abruzzo funziona pure ora nel 2021. Anche qui ho cercato di osservare con attenzione tutte le radure sperando di scorgere l’orso, ma ho visto solo due cervi da lontano. Dopo aver visitato l’eremo ci si può rilassare sulla spiaggetta o sedersi ai tavoli di legno all'ombra e poi vale la pena osservare la bellezza drammatica della valle del Sagittario dal punto più alto del comune di Villalago, anche se per arrivarci bisogna percorrere la bellezza di 245 scalini.

Villalago

"Qui non ci sono né stazioni ferroviarie né aeroporti. Non c’è nessuna fretta” afferma Gianni mentre ci porta gli antipasti. Ci siamo seduti nel gazebo di legno, costruito al 60% dalle sue stesse mani, in questa locanda situata dentro a una stazione di servizio. La ricotta di capra è sublime e infatti Mario, il figlio di Gianni, mentre stava trafficando alla griglia, ci ha spiegato che questa zona non è tanto famosa per la carne quanto per i formaggi. E poi ci sono le zolle d’aglio, che sarebbero le infiorescenze che crescono al centro della pianta dell’aglio quando è in piena maturazione. Questi “talli” d’aglio rosso di Sulmona li ha raccolti personalmente Gianni, poi li ha scottati in una soluzione di acqua, sale ed aceto, e infine una parte è finita nei vasetti con olio extravergine di oliva e una parte è stata trasformata in patè. La cosa bella è che hanno un gusto molto delicato ma conservano le stesse proprietà benefiche dell’aglio. “Da Harrod’s a Londra un vasetto di questa azienda di Sulmona costa 25 euro!” chiosa Gianni.
Dopo aver grattugiato quasi un intero tartufo sulle tagliatelle, finalmente Gianni ci racconta degli orsi, che è un argomento che ci interessa moltissimo. “Quest’anno nel periodo invernale siamo stati tutti in ansia perché non sapevamo se i quattro cuccioli riuscivano a superare l’inverno. Quando sono riapparsi a primavera, dopo il letargo, per me è stato un sollievo. Ciliegino, il più piccolino, è lui che fa le scorribande adesso. Di solito dopo due anni ognuno se ne va per la propria strada ma quest'anno Amarena, la mamma, li ha lasciati dopo un anno soltanto perché si deve riaccoppiare, ma non perché aveva voglia ma perché se il maschio non si accoppia accoppa i piccoli. Che poi... piccoli... so' bell bell! Altro che piccoli!” Gianni nel frattempo si è seduto con noi e ha accettato un bicchiere di vino rosso. “Si ricordano dei territori... questo è il territorio che è toccato a Ciliegino, sa dove mangiare le ciliegie, le prugne... L’anno scorso di questo periodo andai con una motoretta a prendere una scodella di ciliegie: io stavo sotto lui stava sopra! Sentivo TRA TRA… e infatti stava là sopra!” “E le ciliegie?” “Le ciliegie le ho prese lo stesso.” “Quindi non sono aggressivi?” “Gli orsi no. I cervi bisogna sta’ attenti, ti saltano addosso perché vedono in te un aggressore. Il rumore li attrae e ti saltano addosso. Sedicimila euro di danni alla Mercedes mi ha fatto un cervo!” “E il cervo che fine ha fatto?” “Lui è morto ma non ho fatto in tempo a magnammelo perché i lupi lo hanno fatto secco.” “E che è, la savana?!” “Altro che la savana, qua la mattina ce sta il bollettino de guerra, mica no eh! Quando stavamo sotto lockdown sentivamo abbaiare un cagnolino... è passato di qua alle dieci di mattina. Purtroppo la malaugurata scelta che ha fatto è stata andarsene qua dietro. Be’, appena ha preso la salita, un lupo l’ha fatto fuori. Si è sentito solo QUA e poi più niente”.
A questo punto ci è stato offerto il liquore di amarene denominato ratafia, poi la meno buona genziana e infine siamo andati a conoscere l'asino Filippo, che finalmente è un animale in carne e ossa dopo tutti gli orsi finti che abbiamo visto in Abruzzo nel luglio 2021.

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