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Mi si potrà obiettare che questi piccoli aneddoti riguardano solo la mia umile persona e non presentano alcun interesse per il pubblico. Ma se qualcuno dovesse accarezzare un progetto di viaggio in queste contrade lontane, può darsi che il racconto delle mie modeste avventure non gli sia del tutto inutile… Il viaggio è un grande maestro; chi si sposta senza nulla apprendere può con buona ragione esser definito un asino. 
(Niccolò Manucci, "Storia do Mogor")
Viaggiando per il mondo a cercar di capirlo non ci sono migliori compagni di quelli che con lo stesso spirito han fatto la stessa strada e ne hanno scritto. 
(Tiziano Terzani, "Buonanotte, signor Lenin")

VIAGGIO STAMPA SEMI-ENCICLOPEDICO

Tra Cork e il Kerry

Sono tornata a Cork (dove all'epoca avevo assistito a un indimenticabile concerto degli U2) in un viaggio-stampa organizzato in occasione dell'inaugurazione di nuove rotte aeree dell'Air Lingus, nella primavera del 2005. Mentre Cork si stava organizzando per diventare "Capitale della cultura", i responsabili del turismo ci spiegavano cosa attirasse i turisti in Irlanda; i ristoratori invece non avevano bisogno di parole: gli bastava farci assaggiare le loro specialità in copiose porzioni. Solo allora capii che viaggiare low budget dà un'idea veramente sbagliata del panorama gastronomico di un paese, e infatti non avrei mai sospettato che in Irlanda si mangiasse così bene.

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IL VIAGGIO È UN GRANDE MAESTRO

Sotto i monsoni del Nepal

La prima volta che sono andata in Asia, nell'agosto 2003, non ho scelto la meta in base a profonde motivazioni spirituali, né tanto meno in base alle condizioni climatiche. Visitare il Nepal nel periodo dei monsoni infatti non è stata propriamente una furbata. Non solo gli acquazzoni mi hanno più volte infradiciata, ma ho dovuto affrontare conseguenze spiacevoli come frane disastrose, strade chiuse, sentieri infestati di sanguisughe e cieli perennemente nuvolosi.
Nonostante questo, il viaggio mi ha permesso di entrare in contatto per la prima volta con la religione induista e con quella buddista, dunque con riti, usanze, cibi, abbigliamento completamente nuovi e straordinari. Ho visto svariate risaie a perdita d'occhio, molte mucche in mezzo alla strada e imponenti montagne; ho conosciuto un popolo cordiale, ospitale e dall'aspetto molto fanciullesco (l'unico loro difetto è che sputano in continuazione, facendo un sacco di rumore); è stata inoltre l'occasione per provare questo sport faticoso che si chiama trekking.

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LO SGUARDO DELLA FAVORITA

A febbraio in Marocco

Quell'assaggio di Egitto del Natale 2002 mi aveva stregata: le melodie arabic e i minareti, il deserto e i cammelli, i minuscoli bicchieri di tè, i pistacchi, il cumino... dovevo al più presto tornare nel mio “Vicino Oriente”. Così due mesi dopo sono partita per il Marocco con un tour organizzato. Una misera settimana ma da sola, con persone sconosciute: avrei testato se il fascino persisteva oppure sfumava via senza il mare, senza i pesci e senza gli amici. Avrei sperimentato la libertà di essere come volevo, senza condizionamenti e censure alla curiosità per apparire più me stessa agli occhi di persone che già mi conoscevano.

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COLPO DI FULMINE PER IL VICINO ORIENTE

Natale a Sharm El Sheik

Nell'autunno del 2002 avevo conosciuto B. a una festa; giunti al terzo bicchiere di vino avevamo deciso di andare insieme a Capoverde. Pochi giorni dopo, alla brigata si aggiunse R.. Poi, rinunciammo a Capoverde perché costava troppo. Infine siamo arrivati oltre tempo massimo per un viaggio organizzato in Thailandia. Quindi, praticamente, Sharm El Sheik è stata un ripiego. Mi ero sempre rifiutata di soggiornare in un posto così finto e turistico e non ero particolarmente entusiasta quando sono salita sull'aereo, in un giorno di quasi Natale. E invece, sono tornata a casa in preda al magone.
Insomma, il mio colpo di fulmine per il Vicino Oriente ha insospettabilmente avuto come scenario quel postaccio di Sharm El Sheik, un'isola felice che comprende chilometri di mastodontiche strutture turistiche, moschee futuristiche, bar beduini con tappeti, cuscini e narghilè, palme vere tutte in fila e palme di plastica con le luci elettriche, negozi di papiri e centri commerciali pacchiani.

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Cocktail di benvenuto

Yucatán all inclusive

Prima d'allora non avevo mai preso un volo intercontinentale, ma avevo fatto solo viaggi straccioni in Europa, caratterizzati da budget ridotti all'osso, puzza di treno e miserabili pranzi al supermercato. Nella primavera del 2001, grazie ad un valido sponsor, sono uscita per la prima volta dall'Europa per vivere la mia prima (e finora unica) esperienza di vacanza in un villaggio all inclusive ubicato in una località da cartolina, nel quale una buona parte degli umani soggiorna solo a causa di un viaggio di nozze. Nella Riviera Maya (quella porzione di costa affacciata sul Caribe messicano che segue il contorno sud-orientale della penisola dello Yucatán) da qualche anno era scoppiato un vero e proprio boom turistico, accompagnato da megalomania, lusso, camicie hawaiane e sedili per ciccioni.

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