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IBIZA, UNA STAGIONE AL GIORNO

Qualche giorno di vacanza in aprile, un'amica che vive in Spagna e un appuntamento in un'isola facilmente raggiungibile sia da Barcellona sia da Bari. La scelta cade su Ibiza, collegata con un volo molto economico per entrambe. Un posto in cui, d'estate, non metterei piede manco se mi pagassero.
Le notti sono quattro e i giorni pure. Indecisi su dove alloggiare? Ovunque: ogni notte in un posto diverso. 

1. Ivissa
Accoglienza invernale, di sera, nel capoluogo: un piatto di pesce e un diluvio poco vacanziero nei pressi della playa Figuera. La mattina dalla finestra della camera dell'albergo Mar y Playa la piscina è azzurra e deserta, le palme ondeggiano al vento e il mare è mosso. Un caffè piuttosto caro sulla passeggiata, mentre ogni tanto un raggio di sole fa capolino. Poi raggiungiamo la città alta, con il castello e la cattedrale sotto le nuvole grigie, da cui osservare le case bianche con i tetti di tegole e i traghetti fermi al porto. I tipici abiti ibizenchi sono una delle cose più brutte che io abbia mai visto.

Affittiamo uno scooter, fondamentale per girare in lungo e in largo quest'isola così piccina, ma con le strade ben messe.
Prima sosta a Santa Gertrudis de Fruitera per mangiare un panino ai tavolini all'aperto del bar Costa, che pare che se non mangi il loro panino al Patanegra o al massimo al jamon serrano è come se non ci fossi mai stato a Ibiza.
Pur non amando particolarmente le grotte, mi reco alla Cova de Can Marçà, che si trova in una posizione invidiabile vicino al mare, fino a non molto tempo fa ricettacolo per contrabbandieri. Alcuni giochi di luce movimentano l'esperienza colorando una cascata e delle piscine digradanti.
Presso la chiesa di Sant Miquel de Balansat è imminente la processione del giovedì di Pasqua, a cui assistiamo da un tavolino del bar tabaccaio Can Xicu de sa Torre, locale famoso per il semplice fatto di non aver subito la trasformazione in locale trendy che hanno subito quasi tutti gli altri a partire dagli anni Ottanta. Le riviste aperte sui tavolini d'epoca raccontano che da più di cento anni è di proprietà della stessa famiglia: qua negli anni Sessanta e Settanta erano ben accolti i primi hippies nonché i giovani che non volevano partire per il Vietnam.

2. Portinatx
Per la notte abbiamo prenotato una stanza nella Cala di Portinatx ("l'anima quieta di Ibiza"), in un'altra costruzione bianca, dotata di molte camere, proprio sulla spiaggia. Ci incamminiamo in direzione del faro di Punta Moscarter (ai piedi del quale giungeremo solo la mattina dopo), facciamo una sosta al ristorante Los enamorados che però è al completo, e poi i tavoli sulla terrazza con questo vento non mi sembrano il massimo del romanticismo, nonostante le coperte che ti forniscono. Ci spostiamo dunque al Ristorante Don Quijote, economico e a conduzione familiare, dove il pesce è fresco e siamo solo noi e una marchigiana novax (per fortuna, anche se per me l'obbligo vaccinale è stato solo un errore del governo e non la più grande catastrofe della mia vita, la serata procede senza incidenti).

La nuova giornata volge al bello prettamente primaverile, mentre lo scooter ci conduce nell'interno, a Sant Joan de Labritja con la sua bella chiesa e le case bianche. Dopo una sosta a Cala de Sant Vicent con tentativo di passeggiata fino al Faro de Punta Grossa, consumiamo una succulenta paella sul terrazzino della Botigueta d'Es Mirador, locale panoramico nei paraggi di Sant Carles de Peralta. Poi ci tocca un'altra tipica moda ibizenca, ossia visitare il mercatino hippie Las Dalias de Ibiza, dove si vendono per esempio pietre che proteggono dal 5G, costumi così trasparenti da risultare immettibili, abiti nepalesi, chincaglieria marocchina, prodotti per il corpo che più naturali non si può, pur volendo.

3. Santa Eularia des Riu
A Santa Eulalia (o Eularia, non si è ben capito) abbiamo la fortuna di assistere alla ben più scenografica processione del venerdì santo, che parte dall'alto del colle, dove sorge la chiesa bianchissima. Al tramonto ci incamminiamo verso un paesaggio piuttosto incantevole con protagonisti un mulino, un fiume e un ponte romano, per poi tornare sul lungomare verso il centro. La paella, è vero che costava più di venti euro, ma ha sostituito sia il pranzo sia la cena.

L'ultima giornata la passiamo sulla costa occidentale, dove a quanto pare ci sono le spiagge più belle. A Cala Compte è praticamente estate, i ristoranti sono strapieni e qualcuno tenta un bagno nelle acque ancora gelide. 

4. Sant Antoni de Portmany
A Sant Antoni scopro che c'è il famoso Cafè del mar, ma stare seduta ad uno dei suoi tavolini affacciati sul mare (nonostante la celebre musica lounge) non mi sembra un'esperienza così indimenticabile, forse perché ho mancato per pochi minuti l'epico momento della Puesta del Sol (che a Ibiza a quanto pare ha la stessa importanza di una cerimonia religiosa). Anche oggi, il problema della cena lo avevamo risolto già intorno alle cinque di pomeriggio, orario in cui avevamo mangiato diversi piattini gustosi in un semplice ristorante sulla via che collega Cala Compte a Cala Tarida

La mattina dopo esploriamo l'area sudoccidentale dell'isola: la superturchese Cala Vedella, un breve affaccio su Cala d'Hort e infine il pranzo a Es Cubells, di fronte alla chiesa, con molte deviazioni per approvvigionamento gasolina. Sulla via del ritorno fiancheggiamo le saline (che vedrò meglio dal finestrino d'aereo) e poi siamo costrette ad attraversare l'osceno Carrer d'En Bossa con tutti questi locali e discoteche enormi e sgraziati, che tutti mi hanno chiesto se ero andata in discoteca e io ho detto sempre no.
In attesa di recarci all'aeroporto, siamo di nuovo al punto di partenza: la spiaggia Figuera di Ivissa (o Eivissa, boh?) è affollata di bagnanti, si suda, e quella prima sera piovosa ormai sembra acqua passata, ricordo di un tempo lontanissimo. Quattro stagioni fa.

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