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  • Categoria: Romania

Nel passato in autostop

Maramureş

Leggendo superficialmente la Lonely Planet, poteva sembrare che Baia Mare fosse una piccola cittadina tranquilla e che l'alloggio prescelto non fosse troppo lontano dalla stazione degli autobus. Solo durante il cammino mi sono accorta che la mappa, quella volta, era realizzata in scala 1 a 500, invece degli usuali 1 a 300. Arrivata sfinita all'ostello, ho iniziato subito a chiacchierare con un amico dei titolari (l'unico che parlava inglese), in modo da pianificare il mio soggiorno. Subito mi ha rivelato, traducendo dal rumeno dei gestori, che tra gli ospiti c'erano due cinesi, le quali il giorno dopo sarebbero andate a visitare la chiesa di Surdesti.

Il mattino dopo verso le dieci sono all'autogara, in possesso di un biglietto per l'autobus che sarebbe partito di lì a poco. Sedute composte sulla panchina ci sono le due "cinesi", vestite di tutto punto da viaggiatrici, con tanto di cappello, pantaloni tecnici con le tasche e classica camicia a quadretti da esploratore Decathlon. Mi correggono immediatamente: non sono cinesi, bensì taiwanesi. Sono quasi alla fine del loro viaggio di 45 giorni che le ha viste razzolare tra la Bulgaria e la Romania, anche se secondo me hanno sbagliato proprio destinazione perché, quando gli ho chiesto il motivo della loro scelta, mi hanno citato il loro comune interesse per le recenti guerre e per il nazionalismo (forse si sono confuse con la ex Iugoslavia). Comunque, le "cinesi" pianificano con molta cura i loro spostamenti, sono in possesso di orari dettagliati e prenotazioni anticipate, ma fatto sta che è dalle 7 che stanno sulla panchina ad aspettare l'autobus. Meno male che prendono con molta allegria le varie disavventure che gli capitano in un Paese così poco organizzato e con così poche persone che parlano inglese (e anche il loro, di inglese, non è il massimo) e non vedono l'ora di raccontarmi tutti i contrattempi e le incomprensioni di cui erano state protagoniste, dei quali ridono tantissimo.

Purtroppo, dopo esserci separate ad una fermata del microbus, non le ho più viste nella Pensiunea Pictorilor, in quanto mi hanno cacciata. Ora, questa è una cosa che non mi era mai successa, che dei gestori di una pensione che sta pure sulla Lonely Planet e hanno anche un sito decente, poiché non parlano una parola di inglese, non abbiano capito che mi sarei fermata anche la seconda notte e hanno preso tutte le mie cose sparse in camera e me le hanno malamente infilate nello zaino, buttato a terra nel magazzino, mezzo aperto.

Comunque ho trovato subito un'altra stanza vicina, dove mi ha accolto una specie di Barbie che masticava il chewing-gum mentre faceva le pulizie e che mi ha chiesto se anch'io come gli altri ero lì per rifarmi i denti.

Il custode della chiesa

Stefan, il ragazzo del free walking tour, mi aveva detto che in Maramureş la tecnologia ancora non è arrivata: «Vivono ancora in modo tradizionale» aveva aggiunto «ti colpirà molto!»

Eccomi dunque presso la chiesa di Surdesti, la più alta chiesa in legno d'Europa, che chiacchiero col custode; il suo accento romano denota molti mesi di permanenza nella capitale, e infatti mi racconta che aveva studiato ingegneria all'università di Roma, molti anni prima, e come tutti è felice di poter utilizzare di nuovo l'italiano dopo tanto tempo. Dopo avermi parlato diffusamente degli affreschi e degli arredi, gli ho chiesto alcune indicazioni in merito ai mezzi pubblici e lui mi ha detto: «Aspetta n'attimo» ed è scomparso, riapparendo pochi minuti dopo col suo laptop collegato a internet sul quale ha controllato gli orari dei bus; poi mi ha pregato di citofonargli con il campanello wireless che era vicino alla grande porta di legno, quando saremmo tornate dalla chiesa di Plopiş. Se fosse arrivato il suo sostituto, ci avrebbe dato un passaggio con il suo SUV fino alla chiesa di Deseşti (che comunque a suo parere non è bella come questa).

Siamo dunque ritornate dopo il nostro giro e, in attesa che arrivasse il sostituto (che non è mai arrivato), il custode ci ha offerto delle mele verdi appena colte e ci ha mostrato il bagno: una cassetta di legno con un buco su cui era posizionata una classica tavoletta da water. La magia è tornata.

Gente del Maramureş

La strada per arrivare a Sighetu Marmaţiei è così bella che sono stata tentata più volte di scendere dal microbus, ma lo spettacolo a bordo mi ha tenuta avvinta: le contadine con il fazzoletto in testa e la borsetta in grembo che spettegolano, gli uomini seduti in ultima fila che sono crollati addormentati ai primi dondolii del mezzo, e soprattutto il dodicenne vestito da piccolo rapper con gli auricolari nelle orecchie, che normalmente risiede ad Alessandria, e che mi fa un sacco di domande. In realtà anche io ne faccio a lui, e così ho scoperto che ha imparato a scrivere in italiano, ma non in rumeno, per esempio.

A Sighet ho deciso di trattarmi bene e ho dunque varcato le porte di un hotel confortevole e caratteristico, più costoso delle solite pensioni in cui andavo a finire. Quando ho chiesto al receptionist informazioni per raggiungere il Cimitero Allegro di Săpânţa, mi ha detto che c'era un bus alle 15 e che, per il ritorno, in qualche modo avrei fatto: «You don't have to worry». Nell'attesa ho preso qualcosa da mangiare in un bar e mi sono ritrovata a condividere gli stessi tavolini di una nutrita comitiva di trentenni. Quando ho chiesto un'informazione logistica ad uno di loro, molto lentamente il gruppo ha cominciato a prendere coscienza della mia esistenza e dopo una decina di minuti è stato convocato Giovanni, grande esperto di Italia. A Giovanni ho chiesto cosa facevano nella vita tutti quei suoi conoscenti seduti al tavolo, ben vestiti, dotati di cellulare e pacchetto di sigarette, alcuni anche di una bibita. Giovanni ha tergiversato, ha fatto delle battute e poi ha snocciolato qualche dato socio-economico: «Sono disoccupati, tutti hanno una casa di proprietà con l'orto... ah vabbè', ogni tanto vendono e comprano automobili. Ecco perché hai trovato i rumeni tanto disponibili» ha concluso «non lavorano!»

Săpânţa, ho visitato prima una chiesa di recente costruzione che imita lo stile delle storiche chiese in legno del Maramureş (protette dall'Unesco) e addirittura − se consideriamo la base in pietra − è più alta di quella di Surdesti. Poi sono andata al cimitero allegro che, nonostante i lavori di restauro, è stato uno dei posti più belli che ho visto in tutto il Paese, con tutte quelle croci di legno dipinto di blu, dove trovano posto simpatici e colorati ritratti dei defunti, ognuno con una storiella divertente scritta sotto a mano, opere di un artista ormai scomparso.

Infine, al momento di tornare a Sighet, mi sono ritrovata sul bordo della strada principale insieme a due fidanzatini di Lille, a una francese di origine ivoriana, a una donna rumena con valigia e alle due "cinesi" redivive (che in un mio momento di distrazione sono sparite, questa volta per sempre). Ci ha preso su un meccanico che parla spagnolo perché ha lavorato a Barcellona. Le sue parole mi ricordano quelle di Giovanni: «Aquí ho una casa de propiedad y non devo pagare i soldi dell'affitto, ma purtroppo riesco solo a sopravvivere, e pensate che tengo quattro figli! Per questo ogni anno trabajo qualche periodo all'estero, così posso guadagnare más dinero e prima o poi riuscirò a mettere su una fattoria, mi sueño».

Guillaume e Pierre

Non che non lo sapessi che il sabato e la domenica i mezzi pubblici, già non molto frequenti in questa regione, sarebbero diventati ancora più fantasmatici. Ma non potevo mica restare ferma a Sighet, con tutto quello che c'era da vedere. Sono salita quindi sul microbus che mi ha lasciato dinanzi al Monastero di Barsana, già sottolineato sulla guida dal professore strabico, e poi caldamente raccomandato dall'efficiente receptionist dell'hotel. Una volta finita la visita, avrei pensato come proseguire.

In effetti, pochi minuti dopo aver alzato il pollice, si ferma un corriere che mi lascia al bivio per Viseu, nella cittadina di Bogdan Voda. Fa caldo e ho anche il mio trolley con me ma, già che mi trovo, decido di entrare nel cancello della chiesa di legno che ho intravisto dietro il solito capolavoro di legno intarsiato. Inizialmente è chiusa, ma proprio in quel momento sopraggiunge il custode con la grande chiave. Entriamo: oltre me, ci sono due ragazzi francesi delusi dalla porta inizialmente sprangata. Poiché sono alla ricerca di un passaggio, presto poca attenzione ai fantastici affreschi sulle pareti di legno e mi dedico invece ad intervistare i francesi, i quali, sorpresa n. 1: parlano un inglese quasi decente; sorpresa n. 2: stanno andando anche loro a Vişeu.

L'affare è fatto: avremmo trascorso tre intere giornate insieme, di cui una dedicata a smaltire l'acquavite locale (la letale ţuica) bevuta a cena, l'altra a visitare il maggior numero possibile di monasteri affrescati della Bucovina, l'ultima a cercare di raggiungere Tulcea entro sera.

Il receptionist di Sighet mi aveva consigliato di prenotarla in anticipo una camera a Vişeu, se volevo andarci di sabato. «Molti alberghi ospitano wedding parties» mi aveva spiegato «e inoltre diversi turisti vanno a passare il week-end in quella località di montagna, godendosi la swimming pool o partecipando alla gita sul treno a vapore, la mocaniţa». Aveva faticato un po' per trovare una camera libera ma alla fine era riuscito nel suo intento.

La pensione della signora Adela è collocata in piena campagna. All'ingresso della villa ci accoglie la sosia di Donatella Versace, tutta vestita in bianco, con la grande bocca spalancata in un sorriso. C'è posto anche per i miei nuovi amici, nonché chaperon, francesi: le camere sono ampie e arredate con gusto.

«Mio marito è più giovane di me di ventitré anni» ci comunica subito allegramente la titolare, indicando la foto del loro matrimonio, incorniciata e appesa alla parete del soggiorno. «Molti in paese la considerano una stravaganza e parlano male di me, ma sotto sotto mi invidiano». Ci comunica anche che le hanno consegnato un premio come cittadina modello di Vişeu e che è laureata in psicologia. «Io ci metto il cuore nelle cose che faccio!» ci informa. «Per esempio tutti mi fanno i complimenti per come cucino, ma io non ho mai fatto dei corsi, semplicemente cerco di fare bene le cose che mi piacciono. Anche la mia passione per l'astrologia nasce dal mio interesse e dalla mia capacità di capire le persone e di creare un'empatia. Per esempio, tu di che segno sei? Ah Libra, bilancia! Sicuramente sei una persona con i piedi ben piantati per terra, non ami metterti al centro dell'attenzione e sei socievole, mentre tu, Pierre, capricorno, parli poco ma quel poco che dici è molto meditato».

Dopo un tuffo in piscina e una passeggiata nei dintorni, siamo a tavola con altri ospiti. A metà della cena appare il famoso marito: siamo subito indecisi se ha esagerato con la droga, con l'alcol o con tutti e due. Dire che è sopra le righe non rende l'idea; il modo in cui tratta le cameriere e la moglie ti fa venire voglia di spaccargli la brocca del vino in testa; canta, parla in più lingue diverse, beve ingenti quantità di ţuica: uno spettacolo che ci lascia a bocca aperta.

Il mattino dopo dobbiamo svegliarci molto presto per la gita sulla mocaniţa. La sosia di Donatella, con un nuovo livido in faccia, ci fa il conto (paghiamo pure la grappa bevuta dal marito). Il marito dorme sul divano, pietosamente coperto da un pareo: «Soffre di allergia al vino rosso» cerca di giustificarlo, costernata, Adela.

Racconto di viaggio"FRUMOASĂ ROMÂNIA?" (luglio 2012)