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PICCOLO ME A PARIGI

Le fabuleux destin de Piccolo Me

Un intraprendente peluche viola viaggiatore, Piccolo Me, vola a Parigi per una vacanza. Il suo viaggio trascorre serenamente tra musei, chiese, monumenti e passeggiate nei boulevard. Nei tempi morti, si dedica ad alcuni piacevoli passatempi (spezzare le chele dei granchi con l'apposito schiaccianoci, far rimbalzare le madeleine sulla Senna, annusare i formaggi ecc.).
Durante un aperitivo a base di ostriche, in una delle conchiglie trova per caso una perla. Con grande stupore, osservandola attentamente, visualizza perfettamente tutti i ricordi dei viaggi compiuti e di quelli che compirà.
Piccolo Me allora cerca di ottenere informazioni dalla padrona della pescheria per scoprire da dove provenisse l'ostrica magica, e dopo lunghe ricerche riesce a ottenere il nome che gli serve: il pescatore Dominique Bredoteau. Piccolo Me rintraccia tutti gli abitanti di Parigi con questo nome, ma non riesce a trovare il pescatore dell'ostrica; quando decide di rinunciare, interviene in suo soccorso "l'uomo che non sorride mai".
"L'uomo che non sorride mai" è il proprietario di un ristorante situato nei paraggi di Place des Vosges (il raffinato “Petit Marché”) vicino alla casa che Piccolo Me ha preso in affitto, dove Piccolo Me si rifugia per rimpinzarsi di anatra caramellata e charlotte di lamponi. L'uomo deve questo soprannome a una malattia congenita che gli rende dolorosissimo sorridere; per questo motivo non esce quasi mai dalla cucina del suo locale (tranne quando tra i suoi ospiti compare un peluche viola). "L'uomo che non sorride mai" indirizza Piccolo Me dalla persona giusta, suggerendogli che il cognome cercato sia Bretodeau invece di Bredoteau.

Piccolo Me riesce, con uno stratagemma, a far arrivare l'ostrica magica al pescatore senza farsi scoprire. Anche l'uomo, fissando la perla, ritrova tutti i momenti dei suoi viaggi passati, molti dimenticati da tempo (ha vissuto infatti per quasi tutta la sua vita a bordo di navi mercantili, in giro per il mondo), e di quelli futuri. Entrando casualmente nello stesso bar dove Piccolo Me la mattina mangia i suoi amati macarons, gli racconta cosa gli è accaduto, ignaro che sia l'ostrica l'artefice di ciò, aggiungendo che adesso però vorrebbe approfondire la conoscenza della sua Parigi e del suo ricco passato.

Piccolo Me rimane molto colpito dalla reazione di Bretodeau e, mentre osserva la Senna dal Pont Neuf, gli viene l'idea di farlo viaggiare nella Parigi del passato. Così conduce il pescatore al Museo Carnavalet, al Museo d'Orsay, a Notre-Dame, a Saint-Eustache e in tantissimi altri posti storici della Ville Lumiere. E tale è l'impressione suscitata, che Bretodeau comincia a parlare nell'antica lingua d'oil.

Durante questo tour, Bretodeau incontra Amélie, una ragazza che per hobby fotografa il suo nano da giardino nei luoghi storici più importanti di Parigi. Se ne innamora all'istante. Anche lei è capace di esprimersi fluentemente in antica lingua d'oil, inoltre le foto che scatta sono così veritiere che sembrano davvero risalire all'epoca in cui il monumento inquadrato fu costruito. La seconda volta che il pescatore incontra casualmente la giovane (sempre munita di macchina fotografica), lei scappa via così velocemente che perde dal portapacchi della bicicletta una borsa. Bretodeau la apre e vi trova un album di foto: in ognuna di esse vi compare un piccolo peluche viola nei più svariati Paesi del mondo. Bretodeau scopre così non solo che Piccolo Me in realtà è un indefesso viaggiatore, ma anche che il sogno nel cassetto di Amélie è quello di girare il mondo insieme al suo nano da giardino.

Il pescatore, a questo punto, è curioso di conoscere la storia di Piccolo Me e soprattutto della misteriosa persona che gli ha scattato tutte quelle foto in giro per il mondo. Si reca dunque al “Petit Marché”, dove abitualmente cena Piccolo Me. Entra nell'angusto locale semibuio e lo vede in compagnia di un'affascinante donna italiana: stanno degustando beati una tartare di tonno all'orientale. Robinia lo invita ad accomodarsi e a servirsi un bicchiere di Côtes du Rhône: è stata lei – racconta - a scattare tutte quelle foto in giro per il mondo. A quel punto compare l'"Uomo che non sorride mai": sarà lui a far prendere a Bretodeau la decisione più importante della sua vita.