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  • Categoria: Albania

una moderna metropoli

Tirana

Recenti avvenimenti storici, che hanno definitivamente unite le sorti dell'Albania a quelle dell'Italia, rendono doverosa per ogni italiano la conoscenza di questo paese amico per antichi rapporti e del suo popolo leale e valoroso.
(Consociazione Turistica Italiana," Guida d'Italia. Albania" - 1940)

Esiste un autobus diretto che collega Pristina, la capitale del Kosovo, con Tirana; noi lo andiamo a prendere a Prizren, ed è un peccato non essersi fermati a visitarla. Il paesaggio dal finestrino è molto bello, specialmente quando rientriamo in Albania e passiamo da Kukes, dove il Drin bianco (che nasce a nord, in Kosovo) e quello nero (che nasce a sud, in Macedonia) si incontrano e, a causa degli sbarramenti, danno vita al lago di Fierza. L'autostrada è disseminata di cartelli di indicazioni dal familiare colore verde, i quali ci fanno sospettare lo zampino dell'Italia, paese amico per antichi rapporti.

Scendiamo nel cuore di Tirana, ossia nella gigantesca piazza Giorgio Castriota Scanderbeg, intitolata all'onnipresente eroe nazionale che tenne valorosamente i turchi a lungo lontani dal paese. La piazza fu ampliata durante l'occupazione italiana e poi divenne un grande palcoscenico ai tempi del regime comunista (le foto dell'epoca la mostrano priva di automobili). Edifici di varie epoche si fronteggiano, come il Palazzo della Cultura (donato dal popolo sovietico), la torre dell'orologio, il museo storico nazionale, la moschea, l'hotel Tirana International.

Da qui, percorrendo l'ampio Bulevardi Deshmoret e Kombit, si giunge al lungofiume (sempre che il Lana si possa tecnicamente definire fiume) oltre il quale spicca uno dei pezzi forti della capitale albanese: la famosa Piramide, un orrendo edificio in marmo e vetro, nato come museo dedicato ad Enver Hoxha e oggi diventato centro culturale e discoteca (anche se a me sembra che giaccia in condizioni di abbandono). Se percorso fino in fondo, il Bulevardi ti conduce fino a piazza Madre Teresa e all'Università e, con una piccola deviazione, allo stadio Qemal Stafa.

Il museo di storia nazionale di Tirana contiene migliaia di reperti del patrimonio culturale albanese che ripercorrono tutta la storia del Paese, dalle origini illiriche fino ai crimini di Hoxha. L'edificio necessiterebbe di un bel restauro, non soltanto dal punto di vista puramente estetico, ma anche da quello più squisitamente funzionale: ad esempio non c'è l'aria condizionata e si suda copiosamente. I visitatori, nella maggior parte dei casi, sono coppie o famiglie miste, in cui almeno uno dei componenti parla albanese, motivo per il quale nessuno si è preso la briga di tradurre in inglese la maggioranza delle didascalie.

Quando esco, vengo fermata da un'impiegata del comune che sta svolgendo un'indagine sul turismo a Tirana. Mi fa tenerezza questo sforzo tiranese di creare un itinerario turistico praticamente sul nulla, dunque rispondo pazientemente a tutte le domande. Nazionalità? Italiana. Motivo della visita? Turismo. È per la prima volta in questa località turistica? Sì. Monumenti che conosci oppure hai visitato/hai intenzione di visitare: statua di Skanderbeg (Sì), Torre dell’Orologio (Sì: sta accanto alla statua di Skanderbeg), Moschea Et'hem Bey (Sì: sta accanto alla statua di Skanderbeg e alla Torre dell’Orologio), Galleria d’Arte (Sì: in tutto eravamo 5 visitatori), Fortezza di Giustiniano (Sì: è quel pezzettino di muraglia bizantina che ho intravisto ieri sera al buio), Monumento al partigiano ignoto (Sì: è una statua dalle caratteristiche estetiche tipicamente socialiste). A tutto il resto (musei, chiese, tombe, ponti e giardini) ho risposto no.

In serata percorriamo i grandi viali, stando ben attenti agli automobilisti (per i quali le strisce pedonali, semplicemente, non esistono), e raggiungiamo per l'ora di cena il quartiere Blloku. Un tempo riservato alla nomenklatura comunista e vietato ai comuni mortali, oggi è la zona trendy della città, piena di locali, ristoranti, negozi alla moda, banche, hotel, frequentati dal popolo leale e valoroso della Tirana bene (uno di quei classici quartieri nei quali, una volta entrato e bevuti un paio di drink, non ti ricordi più nemmeno in quale nazione ti trovi).

Racconto di viaggio "IL PAESE DI FRONTE E QUELLO CHE NON C'ERA" (agosto 2013)